AGGIUS: IL PICCOLO BORGO DI PIETRA DELLA GALLURA

Il borgo di Aggius, nel nord della Sardegna, è un tipico paese della Gallura, sub-regione storica e geografica della Sardegna.

Il borgo di Aggius nel nord della Sardegna, è un tipico paese della Gallura; immerso nelle bizzarre rocce granitiche, sorge ai piedi della seghettata cresta detta “Monti di Aggius”, che comprende alcune formazioni rocciose: “Monti di Mezu” (mt.782), “Monti Sotza” (mt. 778), “Monti Polcu” (mt. 675), “Monti di la Cruzi” (mt. 667), “Monti Pinna” (mt. 680) e “Monti Fraili” (mt. 645).

Il suo territorio si presenta come un equilibrato alternarsi di rocce granitiche, boschi secolari di lecci, di sugheremacchia mediterranea, pascoli e vigneti, ai quali il mutare delle stagioni conferisce aspetti e colorazioni variegate.


La Storia
Le origini di Aggius risalgono all’epoca preistorica, come dimostrano le tracce ancora presenti in tutta l’area circostante il centro abitato. Antica e importante “villa” della Curatoria di Gemini, il suo territorio vastissimo includeva anche i comuni di Trinita’ d’Agultu, Badesi e Viddalba.Terminato il periodo Giudicale, Aggius fu conteso dalla famiglia Doria, dagli Arborensi e infine dalla Repubblica Marinara di Pisa che esercitò il controllo sull’intera area, sino all’arrivo della dominazione prima Aragonese e poi Spagnola. Fu proprio la presenza spagnola a influenzare dialetti, tradizioni, usi e costumi locali in modo estremamente marcato, questo dominio durò circa 400 anni fino a quando nel 1720 il borgo passò sotto il dominio dei Savoia. Aggius viene ricordato nella prima metà del Seicento come centro di falsari: la “zecca” si sarebbe trovata su uno dei suoi monti, che per questo fu chiamato Fraili (fucina del fabbro). Per tutto l’Ottocento la popolazione venne dilaniata da numerose faide familiari, la più famosa fu quella tra i Vasa e i Mamìa, dalla quale lo scrittore sassarese Enrico Costa si ispirò per il romanzo "Il Muto di Gallura”. Pochi conoscono il curioso fatto avvenuto nel 1848, quando Aggius divenne “Repubblica” per quarantotto ore, investita da quel movimento che in Europa prese il nome di “primavera dei popoli”.

Da vedere
Nel centro storico del paese, l’elemento predominante è il granito a vista, presente nelle murature degli edifici e nelle pavimentazioni di vie, vicoli e piazzette. I toponomi hanno conservato antiche denominazioni: l‘Aldia (posto di guardia, casello daziario), Paràula, Speslunga, Lu Cunventu e Piazza di li Baddhi (Piazza delle danze). All'interno dell'abitato vi sono quattro chiese: la Parrocchiale dedicata a Santa Vittoria, un’altra dedicata alla Madonna d’Itria e gli oratori di Santa Croce e del Rosario: la Chiesa di Santa Vittoria, stando a documenti rintracciati in Curia Vescovile, fu eretta nel 1536. Alcune parti sono state ristrutturate in epoche più recenti, come la facciata principale, ricostruita nel 1856 e il campanile, alto 33 metri e costruito nel corso del XX secolo. La Chiesa di Nostra Signora del Rosario e la Chiesa di Santa Croce, sedi delle omonime confraternite, recano delle scritte negli architravi posizionati all’ingresso, la prima reca la scritta O.D.R. A. 1727, mentre la seconda O.D.S.C. 1709, si tratterebbe di datazioni relative a dei restauri. La Chiesa di Nostra Signora d’Itria risale alla metà del ‘700 e fu costruita dalla Famiglia Tirotto come ringraziamento alla Madonna per il ritorno di un familiare caduto nelle mani dei Saraceni. Numerose le chiese del territorio circostante: Santu Petru (San Pietro di Rudas), Santu Jagu (San Giacomo), Santu Filippu (San Filippo), Santu Lusunu (San Lussorio), Madonna della Pace situata nella borgata di Bonaita, dove ancora oggi vengono svolte feste campestri legate al mondo agricolo, alla protezione dei raccolti e dei lavori nei campi. A breve distanza dal centro abitato, il laghetto Santa Degna, è un luogo selvaggio e d’incantevole bellezza, circondato da sentieri impervi, sugherete e alture in granito. Queste ultime dominano la Valle della Luna, o Piana dei Grandi Sassi, un luogo affascinante dal profondo silenzio. Nella valle è possibile visitare una delle strutture nuragiche più imponenti e in miglior stato di conservazione di tutta la Sardegna: il nuraghe Izzana. Da non perdere il Museo Etnografico “Oliva Carta Cannas" e il Museo del Banditismo, il primo è dedicato all’esposizione di oggetti e arredamenti tipici legati all’ambiente domestico, al mondo della tessitura e alla quotidianità, il secondo raccoglie documenti e reperti relativi ai fuorilegge perseguiti durante la dominazione piemontese a causa delle loro attività di contrabbando.

Da gustare
Il piatto tipico più conosciuto di Aggius è senza dubbio la zuppa gallurese “la suppa cuata”, preparata con fette di pane raffermo, formaggio fresco, pecorino grattugiato, prezzemolo e pepe. Il composto viene bagnato con brodo di carne e cotto in una teglia “cuata” (nascosta) sotto la brace o dentro un grande recipiente, chiamato “lu caldari”, a piacimento la si può accompagnare con un sugo di carne di vitello, “lu ghisatu”. Altri primi tipici sono: gli gnocchetti “li ciusoni”, i ravioli di ricotta o formaggio “li bruglioni”; “li fiuritti” e “li taddarini”, sorta di tagliatelle. Tra i secondi invece sono da segnalare: il capretto in umido “in brudittu”, la “faa oglia” preparata con bacelli interi di favette fresche, lardo salato e carne di maiale e la “faa cun laldu”, tipico del giovedì grasso, preparato con fave secche, carne di maiale sotto sale e foglie di cavolo verza. Da non dimenticare i formaggi a pasta filata come “lu zucchittu” e “la panedda” e formaggi a pasta cruda come “lu casgiu ruzu”. Dai latticini nasce “la mazzafrissa” (panna mantecata con semola), la si può mangiare semplicemente da sola, con l’aggiunta di zucchero o miele, o come condimento per gli gnocchetti e le favette fresche. Se a fine cottura si aggiunge del formaggio vaccino fresco tagliato a dadini, si ottiene un altro piatto della tradizione aggese chiamato: “lu casgiu furriatu”. Tra i dolci fritti tipici del carnevale ricordiamo “l’azzuleddi”, treccine di pasta, “li bruglietti” o chiacchiere, e le immancabili frittelle “li frisgioli longhi”. Tipiche del periodo pasquale sono le formaggelle “li casgiatini”, e le pesche di marmellata “li pessighi”.“Li papassini”, “la tulta”, “lu pani di saba” (mosto cotto) e “li cuzzuleddi” vengono preparati pr la commemorazione dei defunti. In occasione di “lu pulchinatu”, uccisione e lavorazione del maiale, si sfornano “l’ozatini” con pasta di pane e grasso di maiale (jelda).
Chiudiamo infine con “lu melisagru”, una melassa ottenuta dalla bollitura di acqua e miele con scorze d’arancia, da accompagnare con ricotta fresca, formaggi stagionati o con la “casgiulata”, conosciuta nel resto della Sardegna col nome di “seadas”.
Meritano una menzione i vini, i rossi ottenuti da vari vitigni autoctoni, mentre i bianchi degni di nota sono il Vermentino e il Moscato.

Cosa fare
Aggius conserva un vasto patrimonio di tradizioni e cultura popolare. La festa patronale in onore di Nostra Signora del Rosario e di Santa Vittoria, la prima domenica di ottobre, ha ancora un’appendice tutta profana nella così detta “festa di li Aggjani”, ovvero degli scapoli. Le processioni e i riti della Settimana Santa (nella foto a lato), di origine spagnola, ma ancor prima bizantina, sono accompagnati dal canto salmodiante delle Confraternite del Rosario e di Santa Croce e dei cori tradizionali. Il canto corale d’origine religiosa, che si basa sull’accordo di cinque voci fuse tra di loro ha da sempre rappresentato una delle attività di maggior rilievo della vita sociale di Aggius. Con il passare degli anni, accanto ai temi religiosi si sono innestati anche temi di contenuto profano.
Tre i cori principali che valorizzano e tramandano la tradizione corale aggese:

  • Il coro Galletto di Gallura, il cui nome è da ricondurre al particolare appellativo attribuito da Gabriele D’Annunzio, nel 1928, al famosissimo maestro di canto Salvatore Stangoni, direttore del coro sin dalla sua fondazione, nella prima metà degli anni Settanta.
  • Il coro Matteo Peru, nato negli anni cinquanta per merito di Matteo Peru uno dei più significativi interpreti dei canti di Aggius.
  • Il coro Balori Tundu, prende il suo nome da e in onore di Salvatore Stangoni, noto ad Aggius con il soprannome di Balori Tundu ma passato poi alla notorietà come “Galletto di Gallura”.

Il Gruppo Folk Aggius mantiene viva la secolare tradizione del ballo.

Per gli appassionati di escursioni è possibile organizzare splendide passeggiate a piedi o in mountain bike seguendo vecchi sentieri pastorali, aspri e contorti.