Che cosa vedere a Taverna

Il borgo natale di Mattia Preti conserva molte delle sue opere, in chiese e musei

Taverna deriva il suo nome probabilmente dal latino “taberna”, a indicare che qui, a circa 500 metri di altitudine, i Romani avevano posto un fondamentale posto di sosta prima di affrontare i boschi della Sila, per chi arrivando dalla costa ionica intendeva varcare l'Appennino e raggiungere quella tirrenica. Centro importante, dunque, tanto che nella sua antichissima storia civile, religiosa e artistica Taverna è stata sede vescovile, importante centro di studi umanistici, residenza di illustri famiglie, culla di numerose chiese di prim'ordine.

Non c'è dunque da stupirsi se proprio qui nacque uno dei più grandi, estrosi, girovaghi, prolifici, fantasiosi, teatrali, scenografici pittori del Seicento italiano: Mattia Preti, il Cavaliere Calabrese, nato a Taverna nel 1613 e morto nel 1699 a La Valletta, Malta, dove aveva passato gran parte della sua vita, ma che non aveva mai dimenticato il borgo d'origine, tanto da spedirvi spesso molte sue opere. Proprio l'eccezionale figura di questo acrobata del pennello, assieme alle sue opere, fanno di Taverna una delle mete di turismo culturale più importanti della Calabria e dell'intero Meridione italiano.

La visita alla cittadina e ai suoi tesori barocchi dunque non può che iniziare con il Museo Civico di Taverna, creato nel 1989 nel Cenobio domenicano del XV secolo, sede anche del municipio, e subito impostosi come punto di riferimento per gli studiosi del pittore. Due i suoi settori: il primo, con opere che vanno dal IV al XIX sec., ha ovviamente il suo motivo d'attrazione nelle opere qui presenti di Mattia Preti (come la Madonna degli Angeli, un bozzetto per gli affreschi di S. Biagio a Modena e un disegno raffigurante l'Estasi di S. Pietro Celestino), oltre che del fratello Gregorio Preti, lui pure pittore, e di altri pittori di scuola barocca napoletana. Il secondo settore ospita invece la Galleria d’arte contemporanea, con spazi dedicati agli artisti Ercole e Lia Drei, Francesco Guerrieri, Carmelo Savelli e allo studioso Alfonso Frangipane, oltre che opere di Mimmo Rotella, Angelo Savelli, Mirella Bentivoglio, Vasco Bendini, Achille Pace, Giovanni Marziano, Antonio Violetta, Giuseppe Gallo, Francesco Correggia, Mario Parentela e Antonio Saladino.



Un itinerario sulle tracce di Mattia Preti deve però obbligatoriamente proseguire nelle chiese di Taverna, che sono quasi una sorta di “museo diffuso” delle sue opere. A partire, subito nei pressi del Museo, dalla chiesa monumentale di S. Domenico, di origine quattrocentesca ma che a seguito di un forte terremoto fu ricostruita tra il 1670 e il 1680 in forma barocca (nella foto a destra). Qui la notte del 26 febbraio 1970 avvenne uno dei più clamorosi furti d'opere d'arte del dopoguerra in Italia: otto tele di Mattia Preti e altri tre dipinti vennero trafugati, obbligando la Soprintendenza a trasferire quanto rimasto in altre sedi più sicure. Fortunatamente le opere rubate furono poi recuperate, dopo un paio d'anni, e nel 1988 finalmente sono tornate alla chiesa, dove ora si possono ammirare ben 11 oli su tela di Mattia tra cui la celebre “Predica di S. Giovanni Battista” in basso alla quale, sulla destra, il baldanzoso pittore si è autoritratto in costume di cavaliere di Malta (era tale già a 29 anni), baffi e capelli lunghi, con la mano destra che regge sia la spada sia un pennello. Famoso anche l'atletico “Cristo fulminante”, del 1680. Ci sono poi, del cavalier calabrese, un “Miracolo di San Francesco di Paola”, un “Martirio di San Sebastiano”, una “Madonna della Purità” realizzata insieme al fratello Gregorio e l' “Eterno Padre”. Ma la chiesa e la sacrestia sono ricchissime di altre opere barocche, affreschi (notevoli le Storie della vita di San Domenico, realizzate da artisti minori a fine 600 sopra le arcate della navata centrale), tele, pulpito e coro in legno, un organo del 700 decorato a intagli. Davanti alla chiesa si erge poi una statua che raffigura proprio Mattia Preti, un monumento in bronzo opera di Michele Guerrisi.



Altri sei oli su tela di Mattia Preti si trovano poi nella chiesa arcipretale di Santa Barbara, a navata unica, edificata dai francescani nel XV secolo, poi barocchizzata e infine essa pure ristrutturata dopo il terremoto del 1783 (nella foto a sinistra). Di Preti, in particolare, sulla parete di fondo dell'abside si può ammirare celeberrimo “Patrocinio di S. Barbara”, del 1688, la tela più grande di Preti a Taverna, dove la santa si alza in volo verso il Cielo.

A Taverna, peraltro, le tracce di Mattia Preti sono davvero ovunque. Come nella chiesa di San Martino, costruita nel 1429 e dove, oltre all'icona bizantina miracolosa della Madonna delle Grazie e ad alcune tele del maestro e della sua scuola, si conserva pure la memoria del luogo in cui il 26 febbraio del 1613 i genitori Innocenza Schipani e Cesare Preti fecero battezzare l'artista.

Un itinerario per le chiese di Taverna deve però considerare anche quelle che a Preti non sono legate, ma che ugualmente conservano interessanti tele di pittori del 600, vera epoca d'oro per la storia di Taverna. Templi come la chiesa di Santa Maria Maggiore, che era la più antica di Taverna ma che fu fortemente danneggiata da un'alluvione negli anni Cinquanta: si segnalano il soffitto ligneo e i decori in stucco dell'oratorio della Madonna del Carmelo. C'è poi la chiesa di Santa Caterina Piccola, in passato annessa al monastero quattrocentesco delle Terziarie Francescane, con un bel un coro ligneo secentesco e dipinti settecenteschi. E infine la chiesa di San Silvestro, la chiesa di Santa Maria del Soccorso nel quartiere di Portacise, purtroppo ormai priva delle decorazioni originarie, ma che conserva una scultura policroma della Madonna del Soccorso del Seicento all'altare, e la chiesa quattrocentesca di San Nicola, che ha all'interno tre altari lignei policromi.

Arte e chiese barocche a parte, Taverna negli ultimi anni s'è mostrata attenta anche alle ragioni dell'arte e della cultura contemporanea. Per esempio dando vita a un Museo d’arte contemporanea all’aperto (M.A.C.A.T.), con l'installazione di opere nel centro storico, a partire dal citato monumento che raffigura Mattia Preti per passare alla riproduzione bronzea della scultura “La Primavera” di Ercole Drei, al ritratto in bronzo di Alfonso Frangipane dello scultore Alessandro Monteleone, e ad altre opere installate nel centro storico degli artisti Salvatore Amelio, Pasquale Maria Cerra, Alberto Mingotti, Francesco Guerrieri, Lia Drei, Giulio De Mitri e Antonio Saladino. Infine, da segnalare pure le “Vie della poesia”, che vedono incisi su terracotta per le vie del paese testi poetici di Alda Merini, Marcia Theophilo, Teresio Zaninetti, Dante Maffia, Giovanni Raboni.

Testo di Roberto Copello; foto in alto di Marco Amelio; foto nel testo: museo, Museo Civico; piazza del Popolo, Marco Amelio.

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