La magia del foliage nei borghi Bandiera arancione

L’autunno ci affascina ogni anno con le sue atmosfere misteriose ma al contempo meravigliose e incantate. Ammirare il fenomeno del foliage, ovvero delle foglie che cambiano colore assumendo tonalità tra il rosso, il  giallo e l’arancione e poi cadono, è uno spettacolo unico e imperdibile per questa stagione. Quale modo migliore di godere del foliage se non passeggiando tra foreste e boschi che si tingono di mille colori? Sono diversi i borghi Bandiera arancione che propongono nei pressi visite e percorsi ad hoc attraverso i più suggestivi parchi naturali italiani. Di seguito proponiamo cinque luoghi magici che attendono solo di essere scoperti e visitati per un weekend a stretto contatto con la natura.




In Trentino, sulle rive dell'omonimo lago ai piedi delle Dolomiti, sorge il paese di Molveno (TN). Situato nel Parco Naturale Adamello-Brenta, il lago e l'accesso privilegiato alle cime delle Dolomiti fanno di Molveno una rinomata località turistica. 
Il territorio degrada, per molti chilometri, dalle superfici montagnose sino al lago, creando un passaggio che collega la Val di Non con la Valle dei Laghi. La vegetazione della zona è un mix tra ambiente alpino e lacustre. Senza alcun dubbio però il paesaggio più mozzafiato è offerto dagli imponenti boschi di latifoglie: aceri, sorbi, noccioli e roveri. Ma anche conifere come l’abete bianco, l’abete rosso e il larice. 
Zaino in spalla e pronti per il trekking d’autunno attorno a Molveno. I sentieri in mezzo ai boschi conducono i turisti in una natura incontaminata dove è possibile respirare la fresca e pura aria di montagna. Da questi percorsi si può imboccare la via del Belvedere che conduce al meraviglioso punto panoramico che si affaccia sulla valle del lago. Per i più allenati il percorso prosegue fino ad Andalo. Da non perdere i rifugi d'alta quota, dove scoprire la cucina trentina e un escursione con la cabinovia al Pradèl per godere dell'eccezionale punto panoramico sull'altopiano e sul Brenta. Ulteriori informazioni sulla località qui.


 

Santo Stefano d’Aveto (GE) è situato nella Val d’Aveto, circondata dalle cime montuose dell’Appennino ligure che la proteggono e la isolano dai territori circostanti. Situata nell'area del Parco Naturale Regionale dell'Aveto, l’intera zona offre numerosi modi di godere di una vacanza nel verde: dalle passeggiate, al trekking, all’equitazione. I paesaggi di montagna si susseguono: pascoli, rocce e boschi immensi di castagni e noccioli. Tutto questo fa risultare la val d’Aveto la principale meta turistica dell'entroterra del Tigullio durante tutte le stagioni. Nel periodo autunnale è la destinazione ideale per un trekking nei boschi o una castagnata. Le chiome folte di questi alberi si tingono delle classiche sfumature dell’autunno e le foglie, grandi e allungate, iniziano dolcemente a cadere e a depositarsi sul terreno creando un soffice mantello. Sono numerosi i percorsi e le escursioni che si possono intraprendere in questo luogo fantastico. Sicuramente il più suggestivo è senza dubbio il “Wild horse watching – I cavalli selvaggi dell’Aveto”. Si tratta di un trekking alla scoperta della mandria di quaranta cavalli che vivono allo stato brado, unico caso in tutta Italia. Un’esperienza davvero molto insolita che solo pochi siti possono vantare in Europa. Dal punto di vista gastronomico sono ottimi i funghi e il formaggio rezzoagliese S.Stè, assolutamente da assaggiare, tra i più rinomati della regione. Ulteriori informazioni sulla località qui.


 

In Abruzzo, a 669 metri di altitudine, Lama Dei Peligni (CH) è situata tra il fiume Aventino e le falde meridionali appenniniche. Il luogo è immerso nel Parco Nazionale della Majella. L'ambiente che circonda il borgo è molto vario. Nelle zone a minor altitudine prevalgono vasti boschi di querce abitati da scoiattoli, caprioli e cinghiali, per passare poi ai territori pianeggianti posti in alta quota dove si possono trovare le rarissime Stelle alpine appenniniche. Nella stagione autunnale questi alberi, dal portamento imponente si tingono dei colori del rosso, dell’arancione e del giallo per dare vista ad un vero e proprio spettacolo cromatico nella natura incontaminata.
Per ammirare il foliage in un’esperienza indimenticabile consigliamo l’itinerario n.13 (sentiero botanico/area faunistica camoscio, info qui) con partenza dal centro di Lama dei Peligni. Un trekking dedicato a tutta la famiglia alla scoperta dei boschi della Majella durante l’autunno. Da non perdere anche una visita al Museo Naturalistico Archeologico. Supporti multimediali, pannelli didattici e bacheche espositive presenteranno in dettaglio la specie animale autoctona della zona: il camoscio. Tutta da gustare la sfogliatella di Lama, delizia di pasta sfoglia ripiena con marmellata d'uva e di amarena, con mosto cotto, noci e cacao. Ulteriori informazioni sulla località qui.


 

Sempre in Abruzzo, allo sbocco del vallone di Santo Spirito, attraversato dal fiume Verde, alle falde del versante orientale del massiccio della Majella, si aprono delle profonde gole rocciose. In una di queste è situato il borgo di Fara San Martino (CH). Il paese è circondato da fitti boschi di pino mugo e faggi. Fara San Martino, grazie alla folta rete di sentieri segnalati, è il luogo ideale per un’escursione in autonomia alla scoperta della natura locale. Le gole rocciose procedono leggermente in discesa e si allontano dal paese offrendo uno spettacolo indimenticabile in qualsiasi periodo dell’anno. Le pareti di roccia alte e imponenti sono vicine a tal punto da formare dei veri e propri canali nei quali i raggi del sole creano spettacolari giochi di luce. Quando le pareti si allargano il paesaggio è interamente coperto da folte zone boschive. Il pino mugo, piccolo e compatto, con i caratteristici rami che nella parte inferiore crescono adagiati sul terreno nascondendo la base del tronco, trova il suo habit ideale in questa fascia sub appenninica e si alterna con il faggio. Alberi di medio fusto e alberi che possono raggiungere anche i 20 metri di altezza si fondono in un gioco di colori: il giallo e il marrone delle foglie del faggio in autunno con gli aghi sempreverdi del pino. La tavolozza di un pittore impressionista si schiude davanti agli occhi del visitatore. Un luogo ancora selvaggio e un’atmosfera primitiva che riesce a far sentire chi ci si immerge fuori dal mondo per qualche ora. Da non perdere Il Museo naturalistico del Parco Nazionale della Majella e quello delle Arti e Tradizioni Faresi “Macaronium”, dedicato alla tradizione della produzione della pasta, prodotto tipico della località da gustare nei ristoranti del paese. Ulteriori informazioni sulla località qui.


 

Alberona (FG), in Puglia, è situata nell’appennino Dauno, sulle pendici del monte Stilo, a 732 metri di altitudine. Il territorio comunale scende dolcemente verso il Tavoliere delle Puglie ed è in gran parte boschivo. Qui la biodiversità è sorprendente e comprende molte specie animali e vegetali. Il paesaggio crea un contrasto visivo molto suggestivo con l’alternarsi tra geometrici campi coltivati e boschi irregolari e non plasmati dalla mano dell’uomo. Nei pressi di Alberona la rete sentieristica dei Monti Dauni settentrionali è molto vasta e segnalata da indicazioni lungo il percorso che si snoda attraverso i boschi Mezzana e Marano, info qui. Entrambi dominati dalle conifere e dalla roverella, una pianta della stessa famiglia della quercia le cui foglie in autunno si accendono di un colore giallo intenso, forniscono uno spettacolo magnifico. Il sentiero prosegue a poca distanza dal margine dei boschi creando così uno straordinario contrasto tra la fitta selva di roverelle e la sterminata distesa di campi coltivati all’esterno. La natura veste i panni di profumiere, l’aroma della terra si fonde con quello del bosco e dà vita a una fragranza inebriante che accompagna il visitatore lungo tutto il percorso. Un’esperienza a 360 gradi che stimola tutti e cinque i sensi arricchendo non solo gli occhi ma anche l’anima. Una curiosità: Il nome della località deriva da una leggenda secondo cui alcune famiglie calabresi, arrivate nella zona circa nell’anno 1000, avrebbero trovato riparo nel cavo di un enorme albero, da cui appunto Alberona. Ulteriori informazioni sulla località qui.


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