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Per tutti gli appassionati di archeologia, ecco 5 borghi Bandiera arancione che conservano siti ideali da visitare magari nelle fresche giornate di primavera, per scoprire meglio la storia di questi territori.

A Chiusi, in provincia di Siena, si può visitare il Museo nazionale archeologico, fondato e aperto nella sede attuale nel 1901, che conserva ed espone reperti risalenti all'Età del Bronzo fino a quella Longobarda, con particolare riguardo al periodo etrusco della città. Il biglietto del Museo comprende anche l'ingresso alle suggestive tombe etrusche del Leone, della Pellegrina, della Scimmia e alla Tomba del Colle, ricche di urne, sarcofagi e pitture parietali.Presso il museo sono disponibili laboratori didattici e percorsi di approfondimento per i visitatori. Info  

A Bene Vagienna, in provincia di Cuneo, si trova il sito archeologico Antica Città Romana, fondata dall'imperatore Ottaviano Augusto nell’ultimo quarto del I secolo a.C. Il suo nome originale era Augusta Bagiennorum, situata nella valle del Tanaro, svolgeva il ruolo di importante città strategica per il controllo del transito tra la pianura padana, il mare, le valli degli affluenti del Po e i valichi alpini.Nella piana della Roncaglia, a circa due km dall’abitato di Bene Vagienna, sorgono i resti dell’antica città riportata alla luce nel 1909 grazie agli scavi degli studiosi Giuseppe Assandria e Giovanni Vacchetta. Il percorso archeologico è lungo circa 800 metri ed è supportato da una serie di pannelli didattici. La città presenta una pianta trapezoidale, il DecumanusMaximus, della lunghezza di 565 m, costituiva il prolungamento urbano della via delle Gallie. Della sua cinta difensiva rimangono solo i ruderi delle quattro torri quadrate d’angolo e delle due coppie di torri che fiancheggiavano le due porte. Sono visitabili i resti di numerose botteghe, uffici, un foro, un tempio, portici di giardini, ville, case e complessi sepolcrali. Info    

Cetona, a pochi chilometri di distanza da Siena, è famosa per ospitare il Museo civico per la Preistoria del Monte Cetona, che documenta le varie fasi del popolamento umanonel territorio a partire dal Paleolitico fino alla fine dell’Età del Bronzo. La documentazione archeologica è preceduta da un’esposizione nella quale è illustrata l’evoluzione paesaggistica dell’area sulla base delle evidenze geologiche e paleontologiche. Le vicende preistoriche del territorio comprendono una serie di grotte abitate dall’uomo di Neanderthal che ha lasciato come traccia del suo passaggio strumenti di pietra scheggiata e resti di animali cacciati. Il percorso si conclude con uno spazio riservato a esposizioni temporanee. Strettamente collegato al museo è il Parco Archeologico Naturalistico di Belverde, dove è possibile visitare la grotta di San Francesco, gli antri della Noce e del Poggetto, frequentate dall’uomo per scopi funerari o di culto, e i resti degli abitati all’aperto. L’Archeodromo di Belverde, situato non lontano dall’omonima zona archeologica, è un percorso didattico creato per completare e integrare la visita al Museo e al Parco. Le ambientazioni, le strutture e i manufatti riprodotti si ispirano alle fasi della preistoria: sono stati ricostruiti una parte di un villaggio dell’età del bronzo, con capanne a grandezza naturale e aree per le attività artigianali, e un abitato in grotta del paleolitico. Info

Mergozzo, in Piemonte, ospita, all’interno del Museo civico archeologico, la Collezione archeologica di materiali e reperti databili dall’età della pietra fino alle soglie del Medioevo. Al primo piano del museo troviamo la sezione “della pietra” che comprende strumenti e attrezzi da lavoro tradizionale, accanto agli attrezzi sono esposti alcuni manufatti in pietra del paleolitico. Al secondo piano il percorso si articola in due sale, proponendo reperti archeologici ordinati secondo criteri cronologici. I reperti più antichi risalgono alla fine dell’età della pietra e all’età del bronzo e provengono da Mergozzo e da altre località in provincia. La tarda età del ferro è invece rappresentata dai corredi della necropoli di Carcegna (I secolo a.C.). Una seconda sala illustra l’età romana, attraverso i materiali dai numerosi scavi effettuati a Mergozzo. Info  

Nemi, situato sulle sponde dell’omonimo lago, costituisce un’area di particolare valore per i suoi numerosi reperti storici e archeologici, ancor più notevoli in considerazione della vicinanza del sito a Roma, da cui dista solo 30 km. Il tradizionale sfruttamento agricolo del territorio ha contribuito a mantenere pressoché intatto l’ambiente, dove la natura e le attività dell’uomo convivono in modo armonico, rendendo il bacino un vero e proprio museo all’aperto. Il Museo delle Navi Romane, realizzato nel 1935custodisce i resti degli scafi delle imbarcazioni romane dell’imperatore Caligola di 2000 anni fa estratte dalle acque del lago. L’ala sinistra è dedicata alle navi, di cui sono esposti alcuni materiali, come la ricostruzione del tetto con tegole di bronzo, due ancore, il rivestimento della ruota di prua e alcune attrezzerie di bordo originali. L'ala destra invece è dedicata al territorio dei Colli Albani ed espone reperti dell’età del bronzo e dell'età del ferro, tra cui alcuni oggetti ceramici e macine in pietra. Immerso nel bosco che contorna il lago di Nemi, si trova il Santuario di Diana: un complesso archeologico di età ellenistica, organizzato su due piattaforme artificiali sorrette da terrazzamenti in muratura. La prima si sviluppa lungo tutto il lato sud del santuario, mentre la seconda occupa parzialmente il lato nord e quello est.
Il terrazzamento meridionale, caratterizzato da una serie di nicchie triangolari, sostiene la prima platea, mentre l'altro, innalzato superiormente a contenere la spinta della collina, presenta una serie di imponenti nicchie semicircolari. Il complesso archeologico comprendeva un portico con colonne recentemente messo in luce, che si sviluppava parallelamente al perimetro del santuario. Lungo il lato nord, addossate al muro di fondo del santuario, vi sono le cosiddette celle donarie, dalle quali provengono numerosi oggetti votivi (terrecotte, bronzi, monete), e nella zona ovest, sempre sulla prima platea, c’è il tempio. Info

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Museo nazionale etrusco a Chiusi
Bene Vagienna, teatro romano, Augusta Bagiennorum, foto Alessandrini
Veduta panoramica di Nemi
Museo archeologico a Mergozzo
Veduta panoramica di Cetona
Il lago di Mergozzo visto dall'Alpe
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Itinerari di rara suggestione e possibilità di organizzare spensierate gite alla ricerca di oasi tranquille sulle sponde dei corsi d’acqua,che si possono fare in un giorno o in un weekend anche in inverno. Brevi crociere in battello sulle calme acque navigabili dei fiumi che culminano con il classico picnic della domenica, circondati dalla natura con tutta la famiglia. Ecco 5 proposte di borghi "arancioni" attraversati da fiumi da Nord a Sud.

Fobello, in Piemonte, è immerso completamente nella cornice verdeggiante delle valli e dei dirupi della Valsesia. Proprio per questo motivo il luogo è denominato “Conca di smeraldo”. In contrapposizione all’ambiente gradevole e al borgo medievale maestoso, i fiumi Mastellone e Landwasser provenienti dall’attigua valle di Rimella, con il loro corso tortuoso e le loro acque agitate creano sentieri e panorami imperdibili per gli amanti del trekking nella natura. Fare un’escursione con gli amici costeggiando il corso del Mastellone è un’attività fortemente consigliata per godere a pieno della bellezza della Valsesia. Info

Pizzighettone, la città fortezza della Lombardia, si erge lungo il corso del fiume Adda. Oltre ad avere una magnifica cinta muraria che risale all’epoca medievale, Pizzighettone sorge nell’area del territorio protetto del Parco Dell’Adda. Nei terreni paludosi, nei canneti e nelle anse del fiume vivono numerose specie di volatili, come Aironi Bianchi e Cenerini, Garzette e Cormorani. La flora e la fauna di questa oasi naturalistica alle porte della città è fruibile durante tutto l’anno grazie alle escursioni sui battelli. Un’occasione per rilassarsi, ammirare le bellezze naturalistiche della Pianura Padana e far vivere avventure straordinarie ai più piccoli.  Info

Sappada sorge sull’estremità orientale delle Dolomiti al confine tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e la Carinzia. Circondato da imponenti e suggestivi massicci, il paesaggio è caratterizzato da verdi pascoli, estesi boschi di abeti e di larici e dal fiume Piave. Questo fiume è “Sacro alla Patria” per le vicende storiche che lo hanno caratterizzato e uno dei patrimoni naturalistici più rilevanti del Nord Italia, le cui sorgenti si trovano proprio nel territorio comunale a 1.800 m s.l.m. alle falde del monte Peralba. L'ambiente che circonda Sappada è ancora incontaminato e favorisce la biodiversità e lo sviluppo di un’ampia varietà di specie animali e vegetali che vivono nella valle. Con un po’ di fortuna si possono osservare il gallo cedrone, il fagiano di monte, la pernice bianca, l'ermellino, la volpe comune, la lepre alpina, lo scoiattolo, la marmotta, il camoscio, il cervo e il capriolo. Tra i fiori, tutti rigorosamente protetti, crescono la stella alpina, il raponzolo, l'erica, la genziana e il ranuncolo. Una gita sul fiume ricco di storia, flora e fauna che attraversa uno splendido borgo medievale è l’occasione perfetta per staccare la spina dalla routine quotidiana. Info

Fara San Martino, in Abruzzo, è situata allo sbocco del vallone di Santo Spirito, alle falde del versante orientale del massiccio della Majella, dalle cui vette si aprono profonde gole rocciose che scendono fino al paese. Attraversata dal fiume Verde, Fara San Martino è un luogo incantevole dove trascorrere una piacevole giornata in mezzo ai boschi respirando aria pulita, a pochi metri di distanza dalle Sorgenti del Verde. Questo luogo è attrezzato perfettamente con aree picnic con tavoli di legno, panche, barbecue in muratura e fontanili per offrire un luogo di svago e relax per una gita in famiglia totalmente immersi nella natura.  Info

Il borgo di Morigerati, in provincia di Salerno, si trova nel mezzo del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Il territorio carsico, dominato da gole, doline, grotte e canyon ricoperti da lussureggiante vegetazione è tutto da esplorare percorrendo i sentieri che si snodano dal centro storico. Il fiore all’occhiello del paesaggio campano è il meraviglioso fiume Bussento. Sorgenti, cascate, grotte, forre incantate con gli alberi ricoperti dal muschio, animali selvatici e uccelli rapaci fanno di questo luogo unico un’Oasi del WWF. Il fiume Bussento scompare per 4 km nelle viscere delle terra e prosegue il suo corso fino a “risorgere” nella Grotta del Bussento. Un percorso attrezzato sui gradoni delle pareti laterali conduce fino a un ponte in legno che scavalca il corso del fiume, consentendo di affacciarsi su un ramo fossile della grotta. Un’esperienza primordiale, caratterizzata da scorci mozzafiato, alla scoperta della forza dell’erosione e della potenza dell’acqua. Info

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Frazione Santa Maria a Fobello lungo il fiume, foto di R. Visconti
Crociera con motonave sul fiume Adda a Pizzighettone
Sappada vecchia, nei pressi del Piave, foto di A. Casciaro
Il fiume Verde a Fara San Martino, foto di P. Cocco
Il fiume Bussento a Morigerati, foto di E. Signorelli
Veduta aerea di Pizzighettone attraversato dall'Adda
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Nell’“Anno nazionale del cibo italiano” proclamato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF) e dei beni culturali e del turismo (MIBACT) concludiamo il viaggio alla scoperta delle eccellenze gastronomiche della tradizione italiana che contraddistinguono alcuni borghi nostro Paese.

Per tutti i golosi, gli amanti della buona cucina o anche solo i turisti curiosi di scoprire nuovi sapori ecco 5 borghi del Sud Italia dove assaggiare prodotti e piatti tipici locali, immersi in luoghi autentici e sempre attenti a una forma di turismo sostenibile: dal caciocavallo di Frosolone alla cacioricotta di Orsara, passando dalle Bombette di Cisternino per arrivare infine alla zuppa gallurese di Aggius.

Frosolone, in Molise, è la patria del caciocavallo, un formaggio semi-duro a pasta filata prodotto esclusivamente con latte vaccino e ottenuto da animali la cui alimentazione proviene dall’erba dei pascoli della montagna nei pressi del borgo. Il formaggio si presenta a forma di pera con testina sovrastante e una crosta liscia e sottile, color nocciola chiaro, odore intenso, sapore dolce e pastoso, quando è poco stagionato, per diventare nel tempo più intenso e piccante. Il nome del caciocavallo deriva dalla consolidata tecnica di stagionatura del prodotto che viene posto, legato a coppie, “a cavallo” di un sostegno. Info


   
Il borgo di Cisternino, in Puglia, offre tra i suoi prodotti gastronomici di maggior prestigio le Bombette, degli involtini di carne fresca di maiale con un ripieno di formaggio, sale, pepe e altri ingredienti diffusi in tutta la Puglia e preparati in tutto il territorio della Valle d’Itria con ricette variabili a seconda della località.
La ricetta delle bombette rende gloria al taglio di carne del capocollo e della coppa di maiale che, arrotolati su se stessi, panati e cotti sulla brace, offrono un’esplosione di sapore fin dal primo assaggio. Le bombette si possono degustare presso le numerose macellerie aperte fino a tarda ora, che le cucinano al momento in diverse varianti: con ripieno di pancetta, ripieno piccante, con salumi o formaggi conditi e con gli immancabili sale e pepe. Se capitate a Cisternino e siete in giro per il centro, non fatevi scappare l’occasione di assaggiarle. La loro qualità elevata e le cotture perfette vi faranno scoprire una piccola parte del sapore intenso della Puglia. Da non perdere, inoltre, anche un altro piatto tipico del territorio, le rinomate orecchiette pugliesi. Info  

Rimanendo in Puglia, nel borgo di Orsara di Puglia, in provincia di Foggia, si produce un formaggio inserito nell’elenco dei prodotti tradizionali pugliesi: la cacioricotta di caprino.
La cacioricotta di Orsara è un formaggio fresco e stagionale con diverse peculiarità che lo rendono unico. Il latte necessario alla sua produzione è ricavato dal più grande allevamento caprino della provincia di Foggia, quella di Orsara. Il noto formaggio si può gustare come antipasto, accompagnato dal tipico pane pugliese, o anche come dessert se accompagnato a miele e marmellate, ma è davvero ottimo anche come condimento per un buon piatto di pasta fresca fatta a mano.
Altro prodotto caratteristico e famoso di questo borgo è il pane di grano duro pugliese. Dalla tipica forma a cappello a falda larga, questa pagnotta è caratterizzata da una crosta croccante e dalla mollica di colore giallo paglierino, dal profumo invitante e un gusto inconfondibile. Viene cotto, come vuole la tradizione, in forni alimentati esclusivamente con legna di quercia. Info 

In Calabria, il comune di Oriolo trae la sua essenza dalla tradizione popolare e dalla società contadina. Utilizza, pertanto, prodotti derivati dalle specifiche colture o dagli allevamenti a conduzione familiare. Il fiore all’occhiello sono i primi piatti a base di farina di graminacee impastata con sale e acqua. Dalla sua lavorazione manuale si possono ricavare gnocchi (rashkatill), fusilli cavi (firzuw) e fettuccine (uaganell).    
Ogni primo ha uno specifico condimento da abbinare e utilizzare al fine di renderlo tipico e unico. Per le fettuccine: ceci con olio, aglio rosolato e peperoncino piccante tritato fine. Per gli gnocchi: formaggio pecorino e sugo di castrato o di montone oppure con sugo di pomodoro pelato, prezzemolo e un goccio di olio di oliva. Per i fusilli: ragù con formaggio pecorino. Info

Aggius, in Sardegna, è la patria del piatto tipico e più conosciuto della zona: la zuppa gallurese nota come “la suppa”. La ricetta è preparata con fette di pane raffermo, alternate a fette di formaggio fresco, formaggio grattugiato impastato con prezzemolo e un pizzico di pepe. Il composto viene bagnato con un brodo ottenuto da carne bovina e ovina oppure di maiale e poi messo in forno in teglia o cotto dentro un grande recipiente. A piacimento può essere accompagnata con un sugo di carne di vitello. Info 

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Caciocavallo e altri prodotti tipici di Frosolone
La zuppa gallurese tipica di Aggius, foto da www.aggiuscomunitaospitale.it
Veduta panoramica di Oriolo, foto di G. Amendolara
Veduta aerea di Orsara di Puglia, foto di D. Narducci
Un piatto di orecchiette, uno dei piatti tipici di Cisternino, foto di M. Zizzi
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In occasione dell’Anno nazionale del cibo italiano, il 2018, proclamato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF) e dei beni culturali e del turismo (MIBACT) continuiamo il viaggio alla scoperta delle eccellenze gastronomiche della tradizione italiana. Agli amanti della buona cucina e a tutti i buongustai consigliamo di partire alla scoperta di 5 borghi del Centro Italia dove assaggiare prodotti e piatti tipici locali, immersi in luoghi autentici: dal culatello di Busseto al formaggio tipico di San Donato Val di Comino fino alle tradizionali pesche dolci di Acquaviva Picena.

Busseto, in provincia di Parma, è la patria di Giuseppe Verdi ma anche del culatello, un salume tipico della zona e presidio Slow Food dell'Emilia-Romagna prodotto in questa zona fin dal ‘700.  La sua lavorazione avviene solo tra ottobre e febbraio, dalla coscia decotennata, sgrassata, disossata, separata dal fiocchetto e rifilata a mano, così da conferirle la caratteristica forma "a pera". Dopo circa una decina di giorni di salatura e la legatura con lo spago, il culatello passa alla fase di stagionatura che varia da un minimo di 10 mesi fino a una media di 14. Se volete immergervi nella storia e scoprire tutti i dettagli della produzione, a poca distanza da Busseto, potete visitare l’Antica Corte Pallavicina che ospita un’azienda agricola di famiglia dove vengono allevati i maiali utilizzati per produrre il Culatello di Zibello secondo antiche tradizioni. Visitate le sue storiche cantine, risalenti al 1300, per passeggiare in mezzo ad oltre 5.000 culatelli in stagionatura dai 13 ai 20 mesi. Info

In provincia di Forlì-Cesena, nelle valli dell’Appennino, Premilcuore è la patria di un caratteristico formaggio fresco a pasta bianca ottenuto dalla cagliatura di latte crudo vaccino, il Raviggiolo, da sempre legato alla tradizione contadina. La prima testimonianza storica di questo formaggio, frutto della caseificazione con caglio senza rottura, risale al 1500. Dalla forma circolare e poco compatta, non presenta né crosta né buccia: è il primo coagulo di latte e mostra un colore bianco brillante. Info

Il caratteristico borgo di Acquaviva Picena, nelle Marche, situato sulla collina alle spalle di San Benedetto del Tronto, è celebre per l'artigianato (con la pajarola, tipico cesto di vimini) e la sua gastronomia: oltre alla produzione di olio e vino, si trovano infatti vari tipi di salami e lonze, e come piatti tipici i fegatini con le uova, le pappardelle al sugo di papera e tante altre specialità da poter gustare nei ristoranti del suo centro storico. Per i più golosi, la tradizione acquavivana propone le famose “pesche dolci”, paste frolle con ripieno di cioccolata e bagnate di alchermes, liquore che conferisce loro il caratteristico colore rosato. L’impasto, ottenuto mescolando zucchero, lievito, vanillina, burro, uova, buccia di limone grattugiata e latte, viene modellato in tante palline grandi come una noce e cotto al forno. Le due semisfere, una volta unite, spalmate di cioccolata, immerse nell’alchermes e poi rotolate nello zucchero, sono pronte per essere gustate. Info  

A Camerino, in provincia di Macerata, il prodotto tipico è un insaccato tipico della regione dei Monti Sibillini: il Ciauscolo. Secondo la definizione etimologica il nome deriverebbe da “ciabusculum”, ossia piccolo cibo o piccolo pasto, spuntino consumato a piccole dosi negli intervalli tra la colazione e il pranzo e tra il pranzo e la cena.
Le parti del maiale utilizzate sono quelle tradizionalmente considerate meno nobili, ma più saporite: pancetta, spalla e rifilature di prosciutto e lonza. All’impasto di carne di maiale, ricavato al termine di almeno due macinature, di un bel colore rosato, vengono aggiunti sale, pepe nero, aglio pestato e vino cotto. La caratteristica principale di questo prodotto è la sua spalmabilità che consente di degustarlo su delle fette di pane abbinato al vino Verdicchio, delle stesse province di produzione del salume. Info

San Donato Val di Comino, nel Lazio, è noto per l’antica tradizione di allevamenti ovini che risalgono ai tempi degli Etruschi. Dalla produzione di latte di pecora nasce il Marzolino, un formaggio dal gusto e dal profumo delle erbe dei prati dove pascolano le greggi.    
Il termine ‘Marzolino’ deriva dalla stagionalità del prodotto; infatti la lavorazione avviene in primavera, proprio nel mese di marzo. La versione più tradizionale e artigianale del formaggio è quella nella quale viene utilizzato puro latte ovino lavorato utilizzando il cagliofiore ricavato dal fiore del carciofo selvatico. Il risultato sono delle caciotte dalle piccole dimensioni, pasta di colore bianco tendente al paglierino, una struttura compatta e una crosta sottile, e dal sapore leggermente piccante. Info

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Il tipico ciauscolo di Camerino, foto da mondodelgusto.it
L'evento Sponsalia ad Acquaviva Picena, occasione per degustare i prodotti tipici
Panoramica di Premilcuore
Piatto di culatello e salumi tipici di Busseto
Veduta panoramica di Camerino, foto di R. Di Girolamo
Formaggio Marzolino e altri prodotti tipici di San Donato Val di Comino, foto di M. Scataglini
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Borgo medievale battuto nei secoli da eserciti, mercanti, monaci e pellegrini, San Donato Val di Comino (FR) è il luogo dove il Parco nazionale d'Abruzzo si affaccia sugli ulivi del Mediterraneo, tra rupi assolate e il profumo di erbe aromatiche. Come tutti i borghi medievali, il centro storico si visita meglio a piedi, attraverso gli angusti e tortuosi vicoli di via Castello, gli archi e i passaggi di vicolo Marozzi e vico Torre, i sottoportici in pietra delle vie Cerasole e Belfiore.
Da non perdere: il percorso storico-culturale "I luoghi della memoria" all'interno delle porte del borgo antico. Le Mura poligonali di epoca romana in località San Fedele. Per gli amanti del trekking, la Via degli uliveti e l’Anello delle fonti dove scoprire antiche sorgenti. Da gustare i formaggi di pecora e capra, tra cui la Marzolina.

 

Nel corso della puntata di “Borghi d’Italia” dedicata a San Donato Val di Comino, in onda su TV2000 sabato 24 febbraio alle 12.15 (con replica domenica 25 febbraio alle 06.20), conosceremo  i protagonisti del territorio e visiteremo il borgo. Inoltre, degusteremo i piatti tradizionali e gli altri prodotti tipici del luogo.

Il programma televisivo "Borghi d'Italia" racconta il territorio con uno sguardo attento alle persone, all’ambiente, al paesaggio, al folklore.

TV2000 è visibile in tutto il territorio nazionale sul canale 28 del Digitale Terrestre, sul canale140 di Sky e in streaming sul sito di TV2000.


Buona visione!

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Il 2018 è stato proclamato “Anno nazionale del cibo italiano” dai Ministeri delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF) e dei beni culturali e del turismo (MIBACT).

Per tutti gli amanti della buona cucina, questo è dunque l’anno perfetto per visitare i borghi Bandiera arancione che custodiscono prodotti e ricette dell’eccellenza gastronomica unendoli alla cultura e a paesaggi suggestivi.

Di seguito segnaliamo 6 borghi del Nord Italia dove gustare caratteristici prodotti alimentari e piatti tipici: dalle lumache di Cherasco, agli amaretti di Sassello fino alle giuggiole di Arquà Petrarca.

 

Il borgo piemontese di Cherasco (CN) è conosciuto per le sue eccellenze gastronomiche: le lumache e i baci.
Le lumache di Cherasco, allevate secondo metodi e tecniche precise tramandate da decenni, vengono proposte in ogni ristorante del paese con ricette tipiche: dalla frittata con lumache e pomodorini allo spiedino tiepido di lumache, dalle lumache con guscio in salsa mediterranea al risotto alle lumache, lumache lesse al naturale con salse e lumache vignaiole.
A fine settembre, per celebrare il suo prodotto principe, il borgo dedica tre giorni alle lumache con il Festival della Lumaca in Cucina. Mostre, spettacoli, mercatini di prodotti del settore e tanta gastronomia in piazza dell’Arco del Trionfo.
Passando dal salato al dolce, trovandoci in Piemonte, la patria del cioccolato, sono proprio dei cioccolatini il dolce tipico del borgo, i baci di Cherasco, riconosciuti come Prodotto Agroalimentare Tradizionale. Dalla forma irregolare, composti di cioccolato fondente al 60 %  e di nocciole delle Langhe IGP tostate. Info


 

Regina incontrastata dei sapori di Etroubles, piccolo borgo in provincia di Aosta, è la fontina, formaggio DOP fabbricato con latte intero di mucca di razza valdostana. Le fontine d’alpeggio, in particolare, più ricche di gusto e profumi, sono celebrate come le migliori della Valle d’Aosta, grazie ai pascoli incontaminati e alla perizia dei casari.
Il piatto della località è la zuppa con fontina e pane nero. La preparazione e la cottura del pane rappresenta uno degli appuntamenti più importanti per tutta la comunità. Con la parola “pan ner” si definisce il pane di segala e frumento che era la base dell’alimentazione della famiglia. Questo pane si conserva a lungo sui ratelì (rastrelliere del pane). Il pane si cuoce nel forno a legna comunitario una sola volta durante l’anno nel mese di novembre ed è conservato essicandolo.
La località è nota anche per un salume di origine antica, che nasceva dall'esigenza delle famiglie contadine di conservare la carne durante i lunghi mesi invernali: la mocetta. Tipica delle Alpi Occidentali, riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale italiano, la mocetta viene prodotta in tutta la Valle d'Aosta a partire da tagli di carne magri, prevalentemente muscolo o coscia. La carne può essere quella bovina, oppure ovina, caprina, suina o di selvaggina, insaporita con aglio, alloro, rosmarino, salvia e altre erbe di montagna e quindi salata. Viene lasciata riposare in luogo fresco per 20 giorni e poi appesa ad asciugare e stagionare in un locale aerato e asciutto. La mocetta può essere consumata sia "fresca", ossia ancora tenera, oppure a stagionatura avanzata, il che rende la carne uniformemente scura ma anche più dura, che richiede un'affettatura molto sottile. Info


Sassello (SV), in Liguria, crea da decenni con gli ingredienti della ricetta tradizionale i famosi Amaretti. Prodotti di altissima qualità, realizzati con mandorle, armelline (parte interna del nocciolo dell’albicocca e della pesca), albume d’uovo e zucchero, gli Amaretti di Sassello sono il frutto di un processo di produzione e cottura delicato. È in questo modo che si ottiene il tradizionale pasticcino dalla forma rotonda e un po’ schiacciata, dal cuore morbido e profumato e dal caratteristico sapore delicatamente amarognolo. Nuove varianti, come quelle multigusto, offrono una ricca varietà di sapori come il Rum, la Nocciola e il Cioccolato; oppure gli Amaretti morbidi ai frutti misti, che offrono i gusti più freschi del Mandarino, del Cocco e del Limone. Info

 

In Lombardia, a Bienno (BS), noto come "borgo degli artisti",  il piatto tipico della tradizione è rappresentato da casoncelli, pasta fresca ripiena di carne, grana padano grattugiato ed erbe aromatiche dalla tipica forma a mezza luna. La pasta è lasciata leggermente spessa per scrocchiare in bocca quando la si addenta. Anche se conditi con i sughi più svariati per creare nuovi abbinamenti di sapori, chi osserva la tradizione li preferisce con abbondante burro fuso, pancetta a dadini e salvia. 
Il dolce tradizionale è la Spongada una soffice focaccia di farina, uova, burro, zucchero, sale, latte, lievito.
Da non perdere, inoltre, la produzione casearia locale. Info


In Trentino-Alto Adige, nella Valle Aurina, considerata una delle zone più incontaminate d’Italia, si trova a Campo Tures (BZ) dove  il formaggio che nasce dalla necessità di riutilizzare il latte avanzato dopo la produzione del burro, che coagula senza alcuna aggiunta di caglio e ha bassissimi livelli di grasso, è diventato il prodotto tipico di questa località. Si chiama Graukäse, o formaggio grigio tradotto in italiano. Il suo nome deriva dal colore delle muffe presenti sul formaggio. Il Graukäse è uno tra i formaggi più magri, se non il più magro al mondo: la materia grassa non supera il 2%, e ciò conferisce al prodotto un apporto calorico di circa 150 calorie per etto. Fatto stagionare in una cassa di legno coperta da una zanzariera ad alte temperature, una volta diventato giallo viene lasciato stagionare ulteriormente, ma a temperature più basse. È in questa fase che il Graukäse sviluppa muffe fungine grigio-verdi, che gli doneranno il suo particolare profilo aromatico e gustativo. Un formaggio perfetto da gustare accompagnato da miele e confetture locali. Info   


In Veneto, Arquà Petrarca (PD) è famoso per essere un paese che tratta e lavora dei frutti molto particolari: le giuggiole. I frutti sono piccoli e rotondi, come delle bacche con un unico seme all'interno; hanno le dimensioni più o meno di un'oliva, con buccia di colore dal rosso porpora al bruno rossastro e polpa giallastra. La superficie del frutto è rugosa e il sapore è dolce e assomiglia a quello di un dattero. Le giuggiole si consumano sia fresche, appena colte dall'albero, sia quando sono leggermente raggrinzite. Già in tempi antichi era tradizione che le antiche massaie preparassero uno sciroppo o liquore fatto con le giuggiole da offrire agli ospiti. Nelle famiglie contadine, secondo il periodo di maturazione, la frutta veniva messa a pezzi in un vaso e, per infusione alcolica, si otteneva un succo liquoroso che per la sua dolcezza era chiamato “Brodo di Giuggiole”.  Ci sono tuttavia molti modi per gustare questo strano frutto: fresco, essiccato, candito sotto forma di confettura, sciroppo o marmellata.
A ottobre, nello scenario del borgo trecentesco, incastonato tra il verde dei Colli Euganei, si svolge la Festa delle Giuggiole: due domeniche interamente dedicate alla celebrazione del prodotto tipico locale tra spettacoli musicali, esposizioni d’arte e artigianato all’ombra della casa di Francesco Petrarca e della sua tomba. Info

 

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I borghi Bandiera arancione non sono solo ricchi di storia, arte, prodotti enogastronomici e bellezze naturali. Conservano anche tracce dei nomi illustri che vi hanno visto la luce e soggiornato o che hanno reso immortali quei luoghi grazie alle loro opere.

Tra questi alcuni si sono distinti nel campo della poesia, come Francesco Petrarca e Isabella Morra, del romanzo, come Grazia Deledda, e della tipografia come Aldo Manuzio, e si contano persino figure leggendarie come Bastian Contrario.

Ve ne suggeriamo alcuni per ripercorrere le orme dei grandi personaggi che hanno legato la loro storia a questi piccoli borghi eccellenti.
 

Arquà Petrarca (PD), suggestivo borgo dei colli Euganei, deve parte del suo nome al sommo poeta che qui morì il 19 luglio del 1374. Ormai anziano e malato, Francesco Petrarca scelse di ritirarsi ad Arquà, rapito dalla bellezza del luogo che forse gli ricordava il dolce paesaggio toscano.
Tra le vie del borgo, rimasto tale e quale, regna la stessa pace. Qui trascorse gli ultimi anni della sua vita in una piccola casa circondata da alberi d’olivo e vitigni. L’edificio, che nel tempo ha subito numerosi restauri e rimaneggiamenti e l’aggiunta di una loggia nel Cinquecento, conserva gran parte della struttura originaria trecentesca. Al suo interno custodisce una raccolta di cimeli del poeta e un ciclo di affreschi ispirati alle sue opere più famose, come il Canzoniere e l'Africa, risalenti al XVI secolo. Oggi è sede di un museo e di una mostra fotografica dedicati alla sua vita, alla sua opera, al mito della sua casa come meta di pellegrinaggi, ad Arquà e al territorio circostante.
Nella piazza che porta il suo nome, sul sagrato della parrocchiale di Santa Maria Assunta, si trova anche la sua tomba, un’arca in marmo rosso di Verona ispirata agli antichi sarcofaghi romani. Info


A Castelvecchio di Rocca Barbena (SV), piccolissimo borgo ligure, è legata la leggendaria figura di Bastian Contrario, un soldato mercenario piemontese che, combattendo contro i genovesi, fu colpito a morte proprio sotto le mura dell’imponente castello.
Pare che Sebastiano Contrario fosse un affascinante maresciallo dei corazzieri di Madama Reale, caduto in disgrazia in seguito al duello con il nobile fratello della sua amata. Datosi alla macchia con alcuni compagni, si prese gioco più volte delle forze dell’ordine, difendendo il popolo vessato dai soprusi e dalle prepotenze dei nobili. Secondo la leggenda popolare, il duca Carlo Emanuele II, durante la guerra contro la Repubblica di Genova, lo ingaggiò per assaltare i viaggiatori genovesi e per difendere il castello di Castelvecchio. Sembra però che il brigante non disdegnasse di derubare anche le carovane dei Savoia, da cui il suo proverbiale spirito di contraddizione.
Secondo altre fonti il detto “fare il bastian contrario”, per identificare chi pensa e dice per partito preso il contrario della maggioranza delle persone, deriverebbe invece da una fortunata commedia del teatro dialettale torinese. Info


Nel borgo medievale di Bassiano (LT) nel 1449 nacque Aldo Manuzio, considerato il maggior tipografo del Rinascimento e il primo editore in senso modernoManuzio fu un pioniere. A lui si deve l’introduzione di importanti innovazioni nella stampa, come l’uso del corsivo e della punteggiatura e la diffusione del formato in ottavo che permetteva di realizzare volumi di piccole dimensioni da portare ovunque. Rendendoli portatili e chiari da leggere, fece entrare i libri nella vita delle persone. Si trattò di un momento epocale che segnò il passaggio dalla cultura per pochi alla cultura per molti. Grande umanista, pubblicò soprattutto classici greci e latini in ben 130 edizioni stampate, preservandoli dalla distruzione.
Al suo illustre cittadino Bassiano ha dedicato il Museo delle scritture “Aldo Manuzio” che intende conservare e valorizzare l’opera del famoso editore, attraverso un percorso storico e antropologico delle forme di scrittura. Info 


 

A Valsinni (MT) nacque la poetessa Isabella Morra, figlia del feudatario del castello, ritenuta una delle voci più originali e autentiche della lirica femminile del Cinquecento.
La sua breve vita fu segnata da isolamento e tristezza. Visse reclusa nel castello per “ragioni d’onore” e morì a venticinque anni per mano dei fratelli a causa di una relazione, osteggiata dalla famiglia, con un nobile spagnolo.
La sua poetica e la sua tragica vicenda divennero note solo dopo la sua morte grazie agli studi di Benedetto Croce e ispirarono la creazione del Parco letterario Isabella Morra. Il parco, esteso su 3000 ettari, propone un percorso che parte dal cuore del borgo medievale per arrivare fino al castello dei Morra. La poesia diventa così la chiave di lettura del territorio per accompagnare i visitatori nella scoperta della memoria e delle specificità del luogo.
Nelle sere d’estate i suoi versi echeggiano ancora tra i vicoli e le viuzze in occasione di eventi che coinvolgono l’intero centro storico. Il destino della sventurata poetessa rivive attraverso le rappresentazioni teatrali e i versi in musica dei menestrelli che guidano il pubblico in un suggestivo itinerario poetico. Info


 

Grazia Deledda ambientò “Canne al vento”, uno dei suoi romanzi più celebri, nel piccolo borgo di Galtellì (NU).
Nacque a Nuoro nel 1871, dove trascorse la giovinezza e concluse il suo percorso scolastico con le scuole elementari. In un’epoca in cui l’educazione delle ragazze benestanti era volta a farne delle buone madri e amministratrici domestiche, non solo si appassionò alla lettura, ma a soli quindici anni pubblicò la sua prima novella su un giornale locale, continuando a scrivere fino alla sua morte.
Da Galtellì, dalle sue tradizioni, dalla sua gente prese ispirazione per il suo romanzo. Alla scrittrice nuorese, prima donna italiana a ricevere il premio Nobel per la letteratura nel 1926, è dedicato il Parco letterario Grazia Deledda. Percorrere i sentieri acciottolati del centro storico, che conserva ancora la caratteristica architettura rurale, dove piccole targhe in ceramica riportano frasi di “Canne al vento”, consente di conoscere meglio l’autrice e la sua opera attraverso i luoghi immortalati dalla sua penna. Lungo i percorsi che si snodano nel cuore della cittadina si possono riconoscere gli scorci del paesaggio, le chiese e le strade accuratamente descritti nelle sue parole, così come le tradizioni e i riti a cui si fa riferimento nel romanzo. Info

 

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San Valentino è una giornata da dedicare a chi si ama e da passare lontano dalla routine quotidiana, magari organizzando una gita fuori porta o regalandosi un'esperienza fuori dall'ordinario in uno dei romantici borghi Bandiera arancione sparsi per l’Italia. Le possibilità sono diverse: che lo si voglia festeggiare all’insegna della cultura o della natura, in un castello o sulle rive di un lago, ogni occasione è buona per preparare la valigia e organizzare un weekend da favola con la vostra dolce metà.

Ecco alcuni suggerimenti per godersi in pieno la festa degli innamorati nei borghi Bandiera arancione.


Bergolo (CN), piccolo e intimo borgo del Piemonte (è il più piccolo Comune delle Langhe e la più piccola località Bandiera arancione), è il luogo ideale per stare lontani dalla folla, per un San Valentino all’insegna della tranquillità totale. Le mura esterne delle case ospitano decine di opere d'arte come murales, dipinti e sculture lasciate dagli artisti che hanno partecipato al concorso “Bergolo: paese di pietra”, ideato da Romano Vola nel 1993.
La località è un esempio di borgo rurale medievale, composto da un’unica strada su cui si affacciano le case dalla struttura semplice e costruite tutte in pietra arenaria. Lo spazio panoramico Memorial Ezra Pound, caratterizzato da nove grandi pietre dipinte dall'artista Beppe Schiavetta e dotato di un piccolo anfiteatro, è di grande suggestione per godere a pieno della romantica vista sulle Langhe e sulla rete di sentieri, tra boschi e crinali, che si sviluppa intorno a Bergolo. Per le coppie che amano il Geocaching, gioco che consiste nel geolocalizzare e scoprire i tesori nascosti che sono segnalati nelle mappe del gioco, Bergolo è uno dei borghi più ricchi e attrezzati per quest’attività. Info

   


Bellano (LC), località che si affaccia sul lago di Como, è diviso in due parti dal torrente Pioverna. Nel centro storico del paese si possono vedere numerosi portali, corti, androni di antiche case patrizie, scale di pietra viva e stemmi araldici che rimandano alle origine settecentesche. Il lungolago di Bellano è il più suggestivo della sponda orientale del lago di Como, da dove si ha una splendida visuale dei paesi e delle montagne sulla sponda opposta. Il posto ideale per una passeggiatina romantica al tramonto nel weekend di San Valentino.
Altra tappa obbligatoria in occasione di una visita al borgo è quella all’Orrido, la gola naturale creata dal fiume Pioverna le cui acque, nel corso dei secoli, hanno modellato giganteschi anfratti. Il cupo rimbombo delle acque tumultuose evoca molte suggestioni nell’immaginario collettivo, rendendo palpabile il fascino misterioso del luogo. Info


Caderzone Terme (TN) è un borgo immerso nel paesaggio naturale e suggestivo del Trentino. Prati, boschi, montagne e ghiacciai: questi scenari sono l'ambiente ideale per un weekend romantico all’insegna del benessere e della natura.
Nel centro storico di Caderzone Terme sgorga la Fonte S. Antonio, la cui acqua termale viene usata dal Centro Benessere Wellness Val Rendena. Un’oasi di tranquillità dove poter godere di fantastici momenti a due in completo relax. Il Centro offre una vasta gamma di servizi e trattamenti: sauna, calidarium, grotta di sale, bagno turco, piscina con idromassaggio e zona relax. Il tutto senza venir meno ai principi di naturalità e semplicità insiti nella filosofia termale. Il luogo perfetto per un weekend d’amore e benessere psicofisico. Info


 

San Valentino nello splendido borgo di Fontellato, in provincia di Parma, è una ricorrenza davvero sentita. Per l’occasione il Comune organizza diversi eventi presso la suggestiva Rocca Sanvitale, location romantica per eccellenza, per far vivere agli innamorati esperienze indimenticabili.
Sabato 10 febbraio alle ore 20.30 è prevista la "Cena Itinerante", dove gusto e sapori solleciteranno i sensi, e una visita con animazione durante la quale le coppie di partecipanti scopriranno la rocca attraverso un suggestivo percorso, di sala in sala all’interno del castello ancora interamente arredato.
Domenica 11 febbraio, mercoledì 14 e domenica 18 febbraio per i sognatori e i romantici amanti dell’arte avrà luogo la visita esclusiva per coppie, nella Saletta del Parmigianino, affrescata nel 1523. Quindici minuti da soli in una romantica stanza del Cinquecento ricca di storia e sentimento, una proposta da non perdere per gli amanti dell’arte.
Per chi invece è in cerca un brivido, sabato 17 sempre presso la rocca si svolgerà l’evento “Un amore di fantasma” per scoprire se la storia custodita dalle mura antiche è realtà o solo leggenda. Info


In provincia di Arezzo, nella Valtiberina toscana, ovvero nella parte più orientale della Toscana, sorge il borgo medievale di Anghiari. La sua fama nasce per essere stato teatro della Battaglia combattuta nell'anno 1440 tra i Fiorentini e i Milanesi, evento che venne in seguito dipinto da Leonardo da Vinci e tuttora in mostra a Firenze. Le mura di cinta duecentesche riportano ancora i segni delle incursioni e delle aggressioni dei nemici. I vicoletti ispirano il visitatore a perdersi in un intricato labirinto di salite e discese. Con le sue abitazioni in mattoni e strade lastricate, ad Anghiari il tempo sembra essersi fermato al periodo medievale. L’ambiente cittadino è vivacizzato dai numerosi laboratori e dai negozi di antiquariato d’arte. Inoltre, diversi musei e punti panoramici fanno di questo luogo una tappa obbligatoria per gli amanti della Toscana e per chi vuole passare un San Valentino all’insegna della cultura e dell’arte. Info


 

Montone, borgo medievale umbro in provincia di Perugia, sorge su un colle in posizione panoramica tra due affluenti del Tevere: il Carpina e il Lana. Oggi Montone si presenta come un paese nel quale si è operato un attento recupero architettonico nel pieno rispetto delle strutture e nell’uso di antichi materiali. 
Il paese è immerso in un paesaggio autentico caratterizzato da verdi colline, campagna e boschi della Valle del Carpina, chiamata Valle Museo per la sua straordinaria bellezza e per la ricchezza che racchiude. Per gli innamorati dall’anima green e legati fortemente all’amore per la natura, Montone è il posto giusto dove trascorrere San Valentino. La vegetazione lussureggiante e l’aria limpida creano l'ambiente adatto per praticare trekking a piedi o in mountain bike, passeggiate a cavallo o semplicemente godere dell'ambiente che fa da cornice al meraviglioso borgo medievale. Info

 

Scopri le 227 località Bandiera arancione!
 

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Il Carnevale è la festa più allegra dell’anno, quella durante la quale è lecito lasciarsi andare e scoprire nuovi luoghi e sapori. Ecco di seguito una selezione di borghi Bandiera arancione, da nord a sud, dove le vetrine di fornai, panifici e pasticcerie si colorano con i dolci tipici della tradizione, capaci di rendere immediatamente l’atmosfera più frizzante e allegra. 


Campo Tures, in provincia di Bolzano, è una località ricca di storia e paesaggi mozzafiato. L’imponente castello medievale domina sulla Valle Aurina, il cuore del Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina con le montagne che competono l'una con l'altra in altezza, i ripidi pendii, i fitti boschi, le vette solitarie, laghi di montagna, ruscelli e cascate. Le forti contaminazioni delle cultura austriaca di confine sono ben visibili sia nel borgo sia nella gastronomia. Nel periodo del Carnevale, infatti, sono i krapfen, i dolci tipici austriaci il simbolo di questa festa. Si tratta di palline di pasta lievitata ripiene di crema pasticcera marmellata o nutella, fritte e poi cosparse di zucchero a velo. Ulteriori info




Il borgo di Pizzighettone, in provincia di Cremona, situato nel mezzo della Val Padana, è rinomato per le sue specialità gastronomiche ma non solo. Il complesso abitato è racchiuso in un’antica cinta muraria di difesa che risale al periodo medievale. Roccaforte del nord Italia dove non possono mancare per il Carnevale le famosissime chiacchiere o bugie, croccanti e delicate sfoglie fritte o al forno, sono un dolce molto friabile, ottenuto tirando un semplice impasto successivamente fritto o cotto al forno e cosparso di zucchero a velo. La forma rettangolare, con due tagli netti centrali, rende le chiacchiere inconfondibili e attira immediatamente i più golosi. Ulteriori info


 

Certaldo, in provincia di Firenze, è un borgo ricco di storia e arte. Dalla casa del Boccaccio alla Chiesa di San Tommaso e Prospero, a Palazzo Pretorio. La gastronomia del periodo carnevalesco in Toscana si fregia di un dolce storico e antico quasi quanto il borgo, il Berlingozzo, un dolce dalla forma a ciambella tipico della zona. Il suo nome deriva da ‘berlingaccio’, termine che indicava il giovedì grasso e una maschera quattrocentesca. Il Berlingozzo si ottiene con un impasto di rossi d’uovo, farina, zucchero, lievito, scorza grattugiata di limone, burro e un po' di latte, il tutto cotto al forno secondo le tradizioni contadine. Ulteriori info


 

Altro borgo toscano in provincia di Firenze è Barberino Val d’Elsa, nel cuore delle colline della Val d’Elsa. Questa affascinante località, caratterizzata dalla sua forma a fuso allungato, presenta due punti di accesso principali: la storica Porta Senese a sud e Porta Fiorentina a nord. Tra le sue mura è possibile gustare, nel periodo del Carnevale, la schiacciata, un tipico dolce della provincia di Firenze. Completamente diversa da quella salata, questa torta è soffice e delicata. Realizzata secondo la ricetta antica, gli ingredienti sono semplici e poveri: lievito di birra, doppia lievitazione e l'aggiunta di strutto. Con il passare degli anni questo dolce si è rinnovato per soddisfare le esigenze contemporanee. Negli ultimi anni, infatti, ne sono comparse versioni farcite con creme varie e panna montata. Ulteriori info


 

Morigerati, in provincia di Salerno, posto nella zona collinare del Cilento, è rinomato in tutta Italia per la splendida Oasi WWF e il fiume Bussento. A pochissimi chilometri dal borgo, un canyon ricoperto da lussureggiante vegetazione è visitabile mediante un sentiero che si snoda dal centro storico di Morigerati. Lungo il percorso si possono ammirare i ruscelli con sorgenti, cascate, un antico mulino e la grotta dove si assiste allo spettacolo del fiume Bussento. Non può mancare una visita a questo luogo magico della Campania, magari, perché no, anche nel periodo di Carnevale quando feste e dolci tipici animano le vie del borgo, come ad esempio il Migliaccio, un dolce semplice e gustoso tipico della tradizionale carnevalesca campana. Si tratta di una specie di polenta cotta al forno o semplicemente fritta, da gustare nelle varianti dolci e salate. Nella versione dolce l’ingrediente principe è la farina di miglio fatta cuocere in un composto di latte e burro e poi amalgamato ad altri basilari ingredienti quali uova, zucchero e ricotta. Ulteriori info


 

Bova, borgo in provincia di Reggio Calabria è considerato la capitale culturale della Bovesia, area culturale greca di Calabria. Nella piazza principale è collocata una locomotiva a vapore, perfettamente conservata, che simboleggia un omaggio agli operai Bovesi che lavorarono come ferrovieri durante la costruzione dei binari al sud. Un dolce della tradizione carnevalesca che rispecchia nel gusto la bellissima regione della Calabria è la Pignolata, una delizia dall’impasto formato da farina, acqua, burro, zucchero e uova. Il suo aspetto finale è simile a una cascata di bocconcini dalla forma che ricorda una pigna, fritti in olio bollente e glassati con una ricca salsa al miele. Ulteriori info

 

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Febbraio è il mese del carnevale. Quest’anno inizia l’8 febbraio, con il giovedì grasso, e termina il 13 febbraio, con il martedì grasso, anche se in alcuni casi i festeggiamenti iniziano già a fine gennaio. Da Nord a Sud sono tante le iniziative per festeggiarlo e i borghi Bandiera arancione non fanno eccezione.

In alcune località il carnevale ha radici storiche come a Étroubles, Fobello e Aliano o è legato ad antiche tradizioni artigianali come a Sappada e Busseto, in altri è dedicato ai ragazzi come a Maniago e in altri ancora vede protagonista la musica come a Gavoi. Ecco quindi alcuni borghi Bandiera arancione in cui trascorrere il carnevale all’insegna della tradizione.


Nel delizioso borgo medievale di Étroubles (AO), in Val d’Aosta, si svolge lo storico carnevale della “Coumba Freida”.
La “benda”, come viene chiamato il corteo delle maschere, il giovedì e il venerdì grasso (quest’anno l’8 e il 9 febbraio) fa il giro delle frazioni, allietando i presenti con canti, balli e scherzi. Indossano costumi ricoperti di ricami, lustrini, coccarde e specchietti, ancora oggi cuciti a mano dagli abitanti del borgo. Si pensa che siano la trasposizione allegorica delle uniformi dei soldati napoleonici che attraversarono il Colle del Gran San Bernardo durante la campagna d’Italia. Le variopinte “landzette” sfilano a coppie, insieme all’arlecchino, all’orso, al diavolo, alla “demoisella” o damigella e alla coppia di anziani detti il “toque” e la “tocca”, tenendo in mano code di muli che rappresenterebbero i venti che allontanano le correnti d’aria nefaste. Anche il colore rosso e gli specchi sui costumi servirebbero a scacciare gli spiriti maligni e ad esorcizzare malefici e disgrazie.
Il carnevale è una tradizione molto sentita dagli abitanti di Etroubles ed è diventato un appuntamento irrinunciabile anche per le nuove generazioni. Info


 

Nel piccolo paese di Fobello (VC), nella val Mastallone, l’ultima domenica di carnevale (quest’anno l’11 febbraio) si festeggia in piazza, distribuendo la paniccia, una gustosa zuppa di verdura con trippa e salamini, e intonando la Canzone di Carnevale, nella quale si narrano in modo scherzoso i fatti dell’anno. La tradizione risale al 1946, quando gli abitanti, desiderosi di tornare alla normalità dopo la fine della guerra, prepararono un minestrone con quello che riuscirono a raccogliere tra la popolazione, per distribuirlo o gustarlo insieme al suono delle fisarmoniche.
Nella notte che precede il mercoledì delle Ceneri gruppi mascherati si aggirano invece di frazione in frazione, muniti di campanacci e latte vuote, con cui disturbano il sonno dei fobellesi. Secondo l’usanza, detta “sunè i rait”, la frazione in cui questi si trovano allo scoccare della mezzanotte sarà vittima della malasorte. Info


 

Tra le cime delle Dolomiti, a Sappada (BL), il carnevale è una tradizione molto sentita. Le maschere in legno, tutte realizzate artigianalmente, rappresentano le diverse categorie dell’antica società di Sappada: i Poveri (Pèttlar), i Contadini (Paurn) e i Signori (Hearn). A ciascuna è dedicata una delle tre domeniche prima della Quaresima (28 gennaio, 4 febbraio e 11 febbraio). Insieme a loro vi è anche il Rollàte, la maschera simbolo della località, che il lunedì grasso (12 febbraio) sfila lungo la via centrale del paese. Un uomo con folti baffi, coperto da una pesante pelliccia scura, che indossa un cinturone con dei grandi campanacci in bronzo. Il Rollàte, che deve il suo nome proprio a questi ultimi, brandisce una scopa con cui spaventa i bambini che lo sfidano a rincorrerli, malgrado la pesante pelliccia. Martedì grasso (13 febbraio) a Nevelandia si tiene invece la gara in maschera sugli sci per bambini e adulti. Info


Il Carnevale dei Ragazzi di Maniago (PN) è uno dei più rinomati del Friuli Venezia Giulia. La manifestazione, ormai giunta alla 54° edizione, è così denominata per via del gran numero di bambini e ragazzi che vi partecipano. La sua storia nasce ufficialmente 54 anni fa, ma le sue origini in realtà sono decisamente più antiche. Nel periodo tra l’Epifania e il mercoledì delle Ceneri i bambini hanno sempre girato per le strade mascherati da adulti, con abiti indossati al rovescio, riempiti con fieno e paglia, su cui venivano attaccate toppe e foglie secche e con il viso truccato con il carbone o strisce di pelli di coniglio essiccate.
Ogni anno il carnevale è dedicato ad un tema diverso: domenica 11 febbraio sarà la volta di “Maniago tra le righe”. I costumi, la piazza e le vie principali del paese saranno allestiti secondo il soggetto scelto. In Piazza Italia arriveranno anche i cortei mascherati dopo aver sfilato per il paese. A nessuno, a parte i volontari, è però dato sapere quale aspetto avrà la piazza prima della domenica di carnevale. Info


 

A Busseto (PR), terra di Giuseppe Verdi, il carnevale si festeggia per ben quattro domeniche (28 gennaio e 4, 11, 18 febbraio). Il Gran Carnevale Storico della Risata e della Musica, nato nel 1881, oggi è giunto alla sua 137° edizione. Nel centro storico della località sfilano carri allegorici e gigantesche maschere in cartapesta, accompagnati da parate di majorettese, ballerini, bande e gruppi folkloristici. Da quintali di carta di giornale riciclata, colla di farina, chiodi, legno, tonnellate di ferro, una vecchia saldatrice e innumerevoli ore di lavoro da parte dei volontari nascono i soggetti che ogni anno portano nel borgo travestimenti colorati, stelle filanti, coriandoli, musica e divertimento. Ogni domenica un programma diverso, stand in cui gustare torta fritta, panini con salumi, salsiccia e spalla cotta, dolci e zucchero filato e tante iniziative dedicate ai più piccoli. Info


Aliano (MT), recentissima località Bandiera arancione, si trova in un paesaggio di pregio, quasi lunare, quello dei calanchi lucani. Qui si svolge un antico e suggestivo Carnevale (quest'anno l'11 e il 13 febbraio), la cui origine si perde nella notte dei tempi, molto probabilmente nato come rito di esorcismo verso il male. Molto sentito dagli abitanti di Aliano, si caratterizza per le maschere cornute, opere uniche costruite dagli abili artigiani locali, i coloratissimi cappelli che cercano di smorzare le maschere minacciose che sfilano per le strade del paese accompagnate dalla musica delle fisarmoniche e della cupa cupa. L'ultima domenica di Carnevale, inoltre, nella piazza del paese, si tiene la “frase“, una rappresentazione sarcastica in cui si fa riferimento a fatti e personaggi della realtà locale.  Info


A Gavoi (NU), nella Barbagia, si svolge un carnevale del tutto particolare. Il travestimento non è importante: ciò che conta è la musica. Il giovedì grasso (quest’anno l’8 febbraio) si tiene “Sa Sortilla ‘e Tumbarinos”, un raduno di tamburi e strumenti tradizionali che porta, fino a tarda notte, nelle vie del centro storico musiche antiche e balli della tradizione. Nel carnevale gavoese, il più musicale dell’isola, i tamburi o “tumbarinu” vengono costruiti interamente a mano con pelli di capra o pecora incollate su vecchi setacci, forme in legno per il pecorino o vecchi secchi di sughero usati per mungere gli animali. Al festoso corteo prendono parte turisti e cittadini che escono spontaneamente dalle case per seguire il fantoccio “Zizzarone” che in seguito finirà al rogo, ponendo fine ai festeggiamenti. Info

 

Foto in alto: le maschere cornute di Aliano, foto di www.basilicataturistica.it


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