Che cosa mangiare a San Donato Val di Comino

Tanta varietà di scelta, tra olio, vino, salumi e formaggi, come la marzolina e il pecorino.

A San Donato Val di Comino si possono gustare le specialità e i piatti tipici dell'alta Ciociaria, espressione di una cucina povera, dove le massaie si sono sempre ingegnate a mettere insieme in un piatto unico quello che avevano a disposizione, spesso gli stessi avanzi del pasto precedente. Nasce così la più tipica minestra del luogo, con pane raffermo, gli apprezzati fagioli cannellini bianchi della zona, verdure, patate e zucchine, magari arricchita con qualche pezzo di salsiccia o di cotechino. Simile è il cip ciop, un altro piatto povero a base di zucchine, patate, uova e peperoni, qualche volta anche carne. C'è poi la cipollata, con formaggio, uova e cipolle. E fra i tanti piatti unici figura anche la pasta fatta in casa e preparata con le lenticchie.

Nei secondi prevalgono invece i formaggi e i salumi, dalle salsicce che moltissime famiglie continuano a fare in casa, secondo una tradizione tramandata da generazioni al saporito formaggio pecorino della Val di Comino. Rara ma notevolissima è in particolare la “marzolina”, un piccolo formaggio che un tempo si produceva solo nel primo periodo di lattazione della capra, in marzo appunto, e che è presidio Slow Food. Le formaggelle si lasciano stagionare qualche giorno su graticci di legno e poi si fanno maturare qualche mese in damigiane di vetro piene di olio di oliva, che le rende bianco avorio.

E proprio l'olio è un'autentica gloria locale, grazie alle olive di varietà Marina che i monaci benedettini impiantarono nella valle a partire dal XVI secolo e che hanno attecchito benissimo, nonostante i 700 metri di quota. Anzi, proprio l'altitudine degli oliveti permette di evitare l'uso di trattamenti chimici, consentendo lo sviluppo di un'oliva sana, ricchissima in polifenoli, da cui si trae un olio verde scuro, dalla piacevole nota piccante.
E anche i vigneti locali danno ottimi vini Doc e Igp. A partire dal Cabernet di Atina, la cui storia inizia nel 1860 con l'Unità d'Italia, quando il vitigno venne introdotto sul posto assieme al Syrah. Protagonista è la cantina di vinificazione La Ferriera, il cui stesso nome racconta che è stata ricavata in quello che fu lo stabilimento di prima fusione del ferro (magona), la Realmagona inaugurata l’8 giugno 1858 dai Borboni. Processi di vinificazione moderni con vasche in acciaio inox termoregolate e pressatura soffice consentono oggi la produzione di vini di eccellenza come il Realmagona DOC, vinificato con uvaggi Cabernet e Syrah, e il Ferrato IGT ricavato, invece, da uvaggi Petit Verdot, Syrah e Cabernet. Tutte uve provenienti da vigneti piantati a circa 350 metri nelle aree pedemontane della Doc del Cabernet Atina, prevalentemente nella Valle di Comino, delimitata a nord dalle catene appenniniche del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, e a sud dai monti della bassa Ciociaria.

Testo: Roberto Copello - Per le foto, si ringrazia: Marco Scataglini (prodotti tipici)

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