Che cosa vedere a Bene Vagienna

Pittoresco borgo ricco di storia e arte nel dolce paesaggio delle Langhe

Botero, chi era costui? Chiedetelo in giro per l'Italia, e vi risponderanno subito: lo scultore, quello famoso per le sue statue, come dire, un po' “robuste”... Chiedetelo mentre siete di passaggio nelle Langhe, per esempio mentre andate da Alba a Fossano, oppure da Bra a Carrù, e la risposta sarà ben diversa: Botero, il grande filosofo, il consigliere di Carlo Borromeo e segretario di Federico Borromeo, il precettore di casa Savoia, l'inventore della locuzione “ragion di Stato”, l'uomo che provò a smentire l'idea di Machiavelli che l'azione politica dovesse prescindere dalla morale, il pensatore che cercò di conciliare l'arte del buon governo con il cattolicesimo della Controriforma...

Giovanni Botero è la gloria di Bene Vagienna, il pittoresco borgo agricolo del Cuneese dove era nato probabilmente nel 1544, quando il paese si chiamava semplicemente Bene ed era soggetto all'occupazione francese. A lui è dedicata la piazza principale del paese, al cui centro si eleva un monumento circondato da una piccola cancellata e da tanti vasi di fiori: realizzato nel XIX secolo, rappresenta il pensatore piemontese in piedi, con un lungo cappotto e una grande croce al collo, una mano poggiata su una colonna dove sono accatastati i tomi del suo ponderoso trattato del 1589 “Della Ragion di Stato”, le sopracciglia aggrottate in un'espressione burbera e severa. Pare, del resto, che Giovanni Botero avesse un carattere difficile e propenso alla polemica, tanto che i gesuiti non esitarono a cacciarlo dal loro ordine.

Assai meno severo è il dolce paesaggio langhigiano che circonda Bene Vagienna, centro agricolo di nobile struttura medioevale ma di origine assai più antica, dato che fu fondato probabilmente da antiche popolazioni liguri, e poi consolidato dagli abitanti della romana Augusta Bagiennorum. Un documento del X secolo ricorda poi che il paese nel Medioevo era già circondato da mura e difeso da un castello. Appartenuto ai vescovi di Asti fino al 1388 e poi ai marchesi del Monferrato, quindi ai conti Costa di Chieri, occupato e fortificato dai francesi fra il 1536 e il 1559, il borgo passò infine ai Savoia, alla cui casa reale è rimasto legato praticamente sino alla nascita della Repubblica italiana (salvo l'interruzione dovuta all'occupazione napoleonica, cui i benesi si opposero partecipando al movimento di resistenza clandestina dei barbets). Fu proprio sotto i Savoia che Bene (“Vagienna” fu aggiunto al nome del paese solo nel XIX secolo, in modo di legarlo agli antichi fondatori) fra il Sei e Settecento si arricchì dei numerosi palazzi e delle chiese in stile barocco, che si unirono a vestigia medievali come la tre-quattrocentesca casa Ravera, con le sue due belle bifore: oggi polo culturale significativo della città, ospita il Museo del territorio, che ha nella sua collezione un Cristo deposto quattrocentesco, l'urna più antica della beata Paola, un calice d'oro di papa Leone XIII, un ostensorio secentesco tedesco in argento donato dagli Asburgo, e infine pure due eccezionali tempietti intarsiati in avorio, madreperla e tartaruga opere di Pietro Piffetti, grande ebanista di Casa Savoia. Quattrocenteschi sono poi anche casa Sicca, pur essa con bifore e monofore, e il Castello dei conti Costa, di impianto pentagonale, cinto da fossati e bastioni: menzionato in un documento del 18 giugno 901, fu ricostruito appunto agli inizi del XV secolo e ospita oggi una casa di riposo per anziani.

Fra le chiese di Bene, la parrocchiale dell'Assunta, barocchizzata nel XVII secolo e grande come una cattedrale, ha al suo fianco un importante campanile gotico a cuspide ottagonale della precedente chiesa quattrocentesca. In paese sono barocchizzate anche la chiesa sei-settecentesca della Misericordia, la cappella dell'Epifania, la chiesa di San Francesco d'Assisi (che conserva un pregevole coro ligneo rinascimentale) e la chiesa di San Bernardino detta anche dei Battuti Bianchi perché era sede della confraternita più antica di Bene. Un po' ovunque si rintracciano gli stucchi dei fratelli luganesi Beltramelli, bravi artigiani settecenteschi che lavorarono parecchio in paese. Nella cappella dell'Epifania per esempio raffigurarono la visita dei Magi al Bambin Gesù in raffnati medaglioni di stucco verdeazzurro. Anche la chiesa di San Francesco, ultimata nel 1659, ha stucchi dei Beltramelli, oltre a un coro ligneo cinquecentesco composto di 24 stalli riccamente intagliati, fra i più belli della provincia di Cuneo. Oggetto di particolare venerazione è una cappella a sinistra dell’altare maggiore dove, in un’urna di cristallo, è conservato il corpo di un'amatissima beata locale, la contessa Paola Gambara Costa (1473-1515), che fu signora di Bene e alla quale il paese dedica una festa importante il 24 gennaio, con tanto di rievocazione storica del famoso “miracolo delle rose”. L’altare marmoreo fu progettato nel 1725 da Filippo Juvarra, mentre una tela, opera forse del Beaumont, raffigura la Beata Paola in adorazione della Madonna con Bambino. Altri stucchi dei fratelli luganesi si trovano poi in San Bernardino, chiesa dalla pianta a croce greca, che ha un monumentale portale d’ingresso detto del Paradiso o dei desideri, opera dello scultore milanese Gerolamo Canetta, e che accoglie diverse opere d'arte sacra: statue lignee settecentesche del torinese Ignazio Perucca; un organo a seicentesco dei cheraschesi Botto; un dipinto di fine '500 (la Madonna del Carmelo con san Bernardino, il beato Simone Stock e santa Caterina) del fossanese Giuseppe Barotto.

Fra le architetture civili dei Sei-Settecento sparse fra le vie porticate del paese spicca invece il settecentesco Palazzo Lucerna di Rorà, che presenta interessanti stucchi (sempre dei Beltramelli) al piano terreno, un ampio scalone forse disegnato dallo Juvarra e sale decorate nel XIX secolo. Il Palazzo Lucerna, che il 24 aprile 1796 ospitò Napoleone Bonaparte durante la campagna d’Italia, dall’inizio del XX secolo è sede del Museo Civico – Archeologico, dove sono esposti i reperti romani ritrovati nel sito di Augusta Bagiennorum (leggi l'approfondimento dedicato).

A Bene sono poi notevoli il Palazzo del Municipio, che subito a sinistra della chiesa parrocchiale esibisce begli stemmi affrescati sulle sue pareti esterne, e il Palazzo Magistrati, nel quartiere di San Giorgio, ha origini medioevali ma fra il '600 e il '700 fu totalmente ristrutturato in forme barocche, come mostrano gli stucchi delle sale al piano terreno e al piano nobile, opera ancora una volta dei Beltramelli. Ci sono poi l'ottocentesca Casa Levi, già dimora di una nota famiglia di banchieri benesi (proprio a Bene nacque il padre dello scrittore Primo Levi), e il Palazzo Giriodi, restaurato nel '700, poi acquisito nel 1802 dai marchesi Oreglia che lo dotarono di uno splendido parco con una cappella neo-gotica. Infine da citare il Palazzo Marchesi del Villar, oggi sede di una banca, che ha due facciate: una medioevale, con bifore e monofore ad arco decorate con fregi in cotto, e una barocca, con stucchi a mascheroni in rilievo. Nell'interno è interessante il piano nobile, con affreschi e arredi del '600 e '700.

Testo: Roberto Copello -  Foto: Alessandrini

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