Che cosa vedere a Civitella Alfedena

Una cittadella fortificata dalla storia antica

Con soli 286 abitanti (giugno 2017) e una superficie di neppure 30 kmq, Civitella Alfedena è il più piccolo paese del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Arroccato a 1123 metri slm nel cuore dei Monti Marsicani, in posizione dominante sulla sponda meridionale del lago di Barrea (un bacino artificiale creato nel 1952), il borgo conserva fra le viuzze del centro storico alcuni palazzetti del '600 e del '700, una torre quattrocentesca e la seicentesca chiesa di San Nicola.

Infatti, nonostante la posizione isolata e di difficile accesso, il territorio di Civitella Alfedena ha una storia antichissima. Era abitato già nel Paleolitico superiore, come mostrano i ritrovamenti della grotta Achille Graziani, dedicata all'archeologo locale che la scoprì nel 1870. Graziani, ricco proprietario terriero e fervente garibaldino (a vent'anni aveva partecipato alla spedizione dei Mille), in quella che allora era chiamata “grotta dei Banditi” scoprì tutta una serie di reperti litici, fra cui iscrizioni osche ed epigrafi che hanno consentito di gettar luce sull'antico popolo dei Marsi, il popolo di lingua osco-umbra che nel I millennio a.C. popolava le zone montuose dell'Abruzzo e che fu poi assoggettato dai Romani. Un abitato nella zona esisteva forse già in epoca romana, come cittadella avanzata dell’antica Alfedena, capoluogo dei Safini, i Sanniti del luogo.

La vera e propria Civitella Alfedena però si sviluppò a partire dal Tre-Quattrocento, soprattutto dopo che nel 1447 Alfonso I di Napoli riaprì i tratturi che collegavano l'Abruzzo alla Puglia, consentendo la forte ripresa della pastorizia transumante. Il centro abitato conserva i caratteri del borgo appenninico di quell’epoca: abitazioni asserragliate a formare una “muraglia di difesa” non solo contro gli attacchi nemici ma, anche, contro il freddo e l’isolamento. Quasi una cittadella fortificata, insomma, dove le case si aprono sul lato interno delle vie, molto strette e con rampe di scalini in selciato bianco, mentre esternamente le costruzioni formano un unico muraglione, con piccole aperture.



La prima opera di fortificazione sorta nel nuovo insediamento di Civitella è l’antica casa-torre cilindrica del 1400, ancora oggi abitata, intorno alla quale si sviluppò poi il paese. E cilindrica è anche la torretta della Saettèra, cinquecentesca, nella parte più alta del paeseda cui si domina tutta la valle sottostante: attraverso le sue strette feritoie si poteva sparare o scoccare “saette”, ossia frecce, contro i briganti.

Poi fra XIX e XX secolo arrivarono gli anni della miseria, che alimentò l'emigrazione verso le Americhe. Sino alla ripresa attuale, aiutata dal Parco nazionale che ha fatto di Civitella Alfedena una piacevole località di villeggiatura e una base ideale per escursioni alla scoperta di un patrimonio naturalistico davvero unico. L'area protetta è in effetti la ragione principale per cui si viene a Civitella Alfedena, che però, come detto, qualche monumento degno di nota lo ha. Vale la pena dare un'occhiata nel centro storico alla chiesa di San Nicola di Bari, secentesca e a tre navate barocche, con un pregiato coro ligneo dietro l’altare centrale in marmo e un bell'organo a canne sopra l’entrata, frutto dell'ampliamento di una cappella privata precedente e restaurata negli anni 70: la dedica a san Nicola esprime il legame con la terra di Puglia, meta dei pastori transumanti. Sulla facciata esterna sono evidenti alcuni fori di proiettili sparati nella seconda guerra mondiale.



La chiesa-santuario di Santa Lucia, su una piccola altura con un piazzale erboso 300 metri a nord est dell'abitato, in bella posizione a dominare il lago di Barrea e la Valle del Sangro, è stata invece ricostruita sulla pianta originaria dopo il disastroso terremoto di Avezzano, che nel 1915 fece 30mila morti. La chiesa conserva una struttura a croce greca che la lega all’antica storia religiosa dei maroniti che vi giunsero dal Libano: in chiesa accanto alla statua cinquecentesca di S. Lucia ci sono le statue in legno di due monaci maroniti del VIII sec., Barnam e Josaphat, opera di scultori napoletani. Sul lato del piccolo campanile, un’apertura porta su un sentiero che attraversa il bosco di pini neri e abeti rossi piantati all’inizio del '900 dai bambini di Civitella su iniziativa di un maestro elementare. Il culto di Santa Lucia in zona è assai antico e la santa viene festeggiata non il 13 dicembre ma la seconda domenica di luglio, forse per favorire l'afflusso dei pellegrini. Santa Lucia pare legata a un altro luogo di culto molto antico, che risale al 700 d.C.: la Val Canneto, dove si onora la “Madonna Nera” che detronizzò la antica dea Mefiti, e che ogni anno tra il 21 e 22 agosto viene raggiunta dai pellegrini partiti a piedi da Civitella.

Testo di Roberto Copello; per le foto, Romano Visci e Thinkstock.

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