Che cosa vedere a Sabbioneta

Le mura, il palazzo Ducale, il teatro all'Antica, una grande galleria... ma anche molto altro

“Piccola Atene”, “città ideale”, “città nuova”... Sabbioneta (Sabiùnèda nel dialetto casalasco-viadanese), il sogno utopistico del duca Vespasiano Gonzaga, appare oggi, a chi la visita, un'oasi di pace e di tranquillità nel mezzo della Pianura Padana, tra la sponda sinistra del Po ed il basso corso dell'Oglio. Un'oasi dall'atmosfera un po' metafisica, dove città reale e città ideale si incrociano, e dove è piacevole anche solo passeggiare liberamente, apprezzando la geometria di uno dei più intatti esempi di sistemazione urbanistica rinascimentale, con il reticolo delle vie perfettamente ortogonali che ricalca il modello romano del cardo e del decumano, i nobili palazzi, le due piazze principali e, a circondare il tutto, la cerchia esagonale delle mura con i loro baluardi angolari a cuneo rafforzati da terrapieni e lungo le quali si aprono le due porte: Porta Vittoria (1565), la più antica, rivolta a ovest verso la Lombardia spagnola, e Porta Imperiale (1579, ma rifatta nel XIX secolo).



Sabbioneta, dal 2008 inserita nel Patrimonio dell'umanità dell'Unesco insieme a Mantova, rimanda in ogni scorcio all'antica Roma, rivelando ovunque le idee, le ambizioni, le aspirazioni del suo fondatore Vespasiano, che amava presentarsi come un nuovo Enea. Così è per il Palazzo Ducale, che era la dimora ufficiale dei duchi di Sabbioneta e che domina l'omonima Piazza Ducale, centro della cittadina. Riedificato nel 1561 dopo che un incendio aveva distrutto quello eretto appena sette anni prima, l'attuale Palazzo ha un'imponente facciata, sale affrescate con soggetti mitologici, splendidi soffitti lignei. Purtroppo un incendio nel XIX secolo distrusse il gruppo ligneo che celebrava la Cavalcata di Vespasiano Gonzaga, con il duca e dieci antenati a cavallo: ne restano solo alcune statue e alcuni busti, nella Sala delle Aquile.

Il Palazzo Giardino (1578-88), luogo di delizie pensato da Vespasiano forse come villa suburbana dedicata all’otium, sull'esempio di Palazzo Te a Mantova, pare fosse destinato agli studi umanistici ma anche ai divertimenti. Detto anche “Casino”, ha una umile facciata disadorna, ma gli interni furono decorati minuziosamente, da un gruppo di artisti coordinati da Bernardino Campi tra il 1582 e il 1587, con camere affrescate con episodi dell'Eneide e con le preziose grottesche del Camerino delle Grazie.

La Galleria degli Antichi, collegata al Palazzo Giardino e nota anche come il “Corridor grande nella Piazza del Castello”, doveva accogliere la collezione di antichità del duca, è uno degli edifici più originali di Sabbioneta, con il suo porticato esterno a campate che ricorda un po' un acquedotto romano e soprattutto con il suo maestoso interno, una sola aula lunga la bellezza di 96 metri (quasi come un campo da calcio). In cima alla Colonna di Minerva, al centro di Piazza d'Armi di fronte alla Galleria, c'è una statua di epoca adrianea o antonina, che fu acquistata sul mercato antiquario dal duca.



Sabbioneta, pensata come una città-teatro, non poteva poi non avere un teatro importante: tale voleva essere il bellissimo Teatro all'Antica inugurato nel 1590 su progetto del vicentino Vincenzo Scamozzi e che, insieme proprio all'Olimpico di Vicenza, è uno dei primi teatri coperti a essere costruito dal nulla, non vincolato da strutture preesistenti. Anche qui innumerevoli sono i rimandi a Roma antica, dalla scritta “Roma quanta fuit ipsa ruina docet” ai sette imperatori romani raffigurati sul loggiato, alle vedute di Castel Sant'Angelo e del Campidoglio fra gli archi trionfali. Ridotto in cattive condizioni, il teatro è stato restaurato solo nell seconda metà del Novecento, prima rifacendo la gradinata in legno, il palco sopraelevato e il pavimento, quindi restaurando i dipinti e gli stucchi, infine nel 1996 montando l'attuale scena fissa a imitazione di quella originale: oggi così lo si può utilizzare per concerti di musica antica e convegni.

La chiesa dell'Incoronata (1586-88), a pianta ottagonale di ispirazione bramantesca, ha un sontuoso interno dove le architetture dipinte si fondono con quelle reali: qui si trova la tomba-mausoleo di Vespasiano, le cui fattezze sono riprodotte da una statua bronzea che guarda evidentemente ai modelli imperiali romani. Fra le altre numerose chiese del borgo e dei dintorni, meritano poi un'occhiata la chiesa parrocchiale dell'Assunta (1578-82), che ha però decorazioni settecentesche, una fastosa Cappella del Bibiena, un Crocefisso miracoloso, donato da San Carlo Borromeo, la Sagrestia monumentale recentemente restaurata che ospita una copia della Madonna del Divino amore di Raffaello Sanzio; la chiesa della Beata Vergine del Carmine, la chiesa di San Rocco che ospita la ricca pinacoteca, con tele di Bernardino Campi, del Fiammenghino, del Savi e del Morini.  La Sinagoga, eretta nel 1824 al posto di una più antica, attesta invece l'antica presenza sul posto di una importante comunità ebraica.

Una visita meritano assolutamente le varie distinte sedi del Polo Museale Vespasiano Gonzaga, che conserva il celebre Toson d'oro, l'onorificenza ritrovata nella tomba di Vespasiano, oltre che belle tele di Bernardino Campi e un tesoro (in gran parte appartenuto ai Gonzaga) fatto di gioielli, argenterie, calici, tessuti, pianete, arredi sacri, statue, tele, manoscritti e codici.

Di notevole interesse ingegneristico e paesaggistico infine sono gli arginelli circondariali che si estendono per circa 18 chilometri attorno al borgo, con altezza da due a quattro metri. La tradizione li vuole progettati da Vespasiano Gonzaga come difesa dalle esondazioni del Po e dell'Oglio, e in generale a difesa del territorio, anche se è più probabile che il duce fece soltanto completare opere preesistenti. Oggi il “Percorso naturalistico degli arginelli” consente di percorrerli gradevolmente a piedi, in bicicletta o a cavallo, osservando dall'alto il paesaggio agricolo e il profilo murato di Sabbioneta.

Testo di Roberto Copello; foto Comune, Riccardo Di Genova (concorso fotografico Touring "Borghi d'Italia), Wikipedia

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