Che cosa vedere a San Severino Lucano

Un veneratissimo santuario. E una natura straordinaria

Il paese dell'acqua. E delle montagne. E della natura. E delle attività all'aria aperta. Persino delle stelle, per gli astrofili che approfittano dell'aria limpida. Un senso di libertà invade chi, lasciata la valle del fiume Sinni, risale verso sud per la valle scavata dal torrente Frido: superando larghe curve, con belle vedute sulle alte montagne circostanti, si arriva agli 877 metri di San Severino Lucano, pittoresco borgo della provincia di Potenza, posto più o meno a uguale distanza dal Tirreno e dallo Jonio, quasi a dichiarare da subito la sua vocazione montana.

Non a caso: San Severino è anche la porta d'accesso settentrionale al massiccio del Pollino e dunque a uno dei Parchi nazionali più selvaggi e incontaminati della penisola, nonché il più esteso con i suoi 192mila ettari. Di più: le sue vette superano quota 2200 metri e sono dunque le più alte del Sud d'Italia (Sicilia esclusa). Caratteristiche ritrovate nello stemma civico di San Severino, che rispecchia il territorio sanseverinese rappresentandovi un faggio in cima a un monte, sotto una corona araldica d’argento con mura a merli ghibellini. Uno stemma assai nobile per un paese in realtà di recente fondazione (secondo lo storico Giacomo Racioppi sarebbe sorto fra il 1500 e il 1520) e sulle cui origini ancora si discute: c'è chi le attribuisce a monaci cistercensi della vicina abbazia di Sagittario, che avrebbero ricevuto in dono queste terre dalla famiglia principesca dei San Severino, mentre una consolidata tradizione orale fa risalire l'origine del paese ad alcuni fuggiaschi, originari di Castelsaraceno, che volevano scampare a un prepotente barone.

Il nome San Severino Lucano poi è ancora più recente: sino al 1862 il paese si chiamava Casale di San Severino. Erano quelli, dopo l'Unità d'Italia, anni caratterizzati dal fenomeno del brigantaggio, da violenze mai viste e spietate esecuzioni capitali: celebre è rimasta la figura del feroce capitano delle guardie mobili Gennaro Iannarelli, mentre presso il paese esiste una contrada detta «fosso del brigante», e a Caramola, ai piedi di Timpa Vitelli, c'è una “grotta dei briganti” (dove nel 1863 fu tenuto segregato e poi ucciso il comandante della Guardia nazionale di Francavilla sul Sinni). Concluso quel terribile ventennio, gli abitanti locali, impoveriti ed esasperati, iniziarono una massiccia emigrazione verso l'America, che tra il 1880 e il 1905, abbandonando per sempre quella vita dura, fatta di pastorizia, agricoltura, qualche segheria, qualche mulino ad acqua per i cereali, diversi telai casalinghi per tessere lana, cotone, canapa e fibre di ginestra.

Paese povero e di recente fondazione, San Severino non ha dunque nelle sue diverse frazioni (Mezzana, Valerie e Calanche a sud del centro urbano, Cròpani, Pomarreti e Ballarano a nord, Villaneto e Mancine a est) monumenti all'altezza delle attrattive naturalistiche che invece offre il suo territorio. Importante era, pochi chilometri a nord est del paese, l'Abbazia del Sagittario, monastero cistercense del XII secolo soppresso da Napoleone e che ricade però nel territorio comunale di Chiaromonte (ne restano in ogni caso solo ruderi). Al centro del borgo di San Severino sorge la settecentesca Chiesa Madre, dedicata a Maria Santissima degli Angeli, mentre nella parte alta del paese c'è la chiesa di San Vincenzo Ferrer: entrambe conservano crocifissi lignei probabilmente cinquecenteschi.

Assai più significativo invece è il santuario della Madonna del Pollino, cui si giunge prendendo la strada asfaltata che verso sud in una dozzina di chilometri porta alla frazione di Mezzana, e poi da qui proseguendo per un'altra mezzora, fino a raggiungere una rupe nel versante settentrionale del massiccio del Pollino. Qui, appollaiato come un nido d'aquila a 1527 metri di altitudine, in posizione panoramica su tutta la valle del Frido, non lontano dalle sorgenti del fiume, sorge il santuario della Madonna del Pollino, una delle più amate mete di pellegrinaggio per lucani e calabresi. Sorge sul luogo dove la tradizione tramanda che la Madonna sarebbe apparsa a un pastore, intento a condurre le sue greggi sul Pollino. Anche se in genere si fa risalire la sua costruzione al principio del 1700, tuttavia l’Archivio parrocchiale di San Severino Lucano non conserva alcun documento sul santuario. Oggi il complesso, da cui si gode di una vista straordinaria sulla Serra del Prete, la Serra di Viggianello, il colle dell’Impiso e quello del Grattacielo, comprende la chiesa e la Casa del Pellegrino.



A pochi metri dal santuario, in posizione panoramica sulla timpa, una grande scultura in bronzo alta 2,20 metri, realizzata nel 2009 dall’artista olandese Daphné Du Barry, raffigura una Madonna che protende Gesù Bambino verso la valle e i monti del Pollino, mentre più recentemente verso l'estremità della rupe e in direzione di Mezzana è stata posta una bianca statua di Gesù Cristo a braccia aperte. L'interno della chiesa-santuario, a tre navate, ha una volta in legno e un bel rosone.

Durante l'inverno la venerata statua lignea della Madonna, che ha due angioletti ai lati e tiene in braccio il Bambinello che a sua volta sostiene il globo terrestre, è custodita nella Chiesa Madre di San Severino Lucano. Poi, dal giovedì che precede la prima domenica di luglio, la statua viene portata in processione al santuario. Allora per tre giorni migliaia di persone salgono per i festeggiamenti al monte, dove bivaccano, pregano, suonano le zampogne, l'organetto o il tamburello, danzano e cantano per onorare la Madonna. Molti fedeli girano per tre volte intorno al tempio prima di entrarvi in ginocchio, altri portano alla Madonna fiori raccolti lungo il cammino, qualcuno indossa il vestito tradizionale. Segni di una sentita religiosità popolare, che fortunatamente ha da tempo abbandonato quelle forme di fanatismo religioso che inducevano i fedeli persino a strisciare la lingua per terra. La statua della Madonna del Pollino rientra poi in paese in settembre, con una processione che parte dal santuario alle 4 e mezza del mattino, proseguendo fino alla frazione Mezzana dove si celebra una Messa, quindi ripartendo per San Severino Lucano dove viene accolta con i fuochi d’artificio. Non c'è nulla che coinvolga gli abitanti del paese quanto la festa della Madonna del Pollino e gli spostamenti del suo simulacro: unico “concorrente” è a ogni inizio di Quaresima il carnevale di San Severino, caratterizzato da maschere locali e dal suono tipico del “cupi-cupi”.

Ma le attrattive di San Severino, come detto, sono soprattutto naturalistiche. San Severino Lucano può essere la base di partenza per numerosi itinerari che, a piedi, a cavallo o in mountain bike, dalla frazione Mezzana portano nel cuore del massiccio del Pollino, a scoprire i suoi boschi di cerri, aceri, faggi, abeti, habitat ideale per lupi, cinghiali e cervi. Fra i tanti sentieri, vi sono quelli che conducono verso nord nel bellissimo Bosco Magnano, con il recinto di adattamento del cervo e con i suoi mille ettari di boschi di aceri, carpini, ontani e faggi secolari, solcati da corsi d'acqua come il torrente Peschiera, che affascina con le sue spettacolari marmitte giganti e le cui limpide acque sono un habitat ideale per la vita di molte specie rare e minacciate, prima fra tutte la lontra. Eccezionale anche la selvaggia Gola del Frido, il tratto più inaccessibile del torrente: la gola, che va dalla località Cròpani-Bosco Magnano alla piana dove il letto del Frido si allarga prima di confluire dopo 25 km di percorso nel fiume Sinni, è anch'esso un vero scrigno di biodiversità, un susseguirsi di pozze, massi e cascatelle. Da segnalare, ancora, i sentieri delle Pietre Tonanti, di Timpa della Guardia, del Pellegrino, di Monte Pelato e Acqua Tremola, delle Gole di Jannace e il sentiero lungo il Fosso Arcangelo e della Valle dei Mulini, lungo il torrente Frido, in un interessante percorso di archeologia industriale.

Verso sud, attraverso immense distese di faggi e di abeti, si può invece salire fino alle alte quote e ai nudi prati dove svettano, isolate e fantastiche, le forme contorte e le cortecce fessurate dei pini loricati (Pinus leucodermis), emblema del Parco nazionale. Si tratta di alberi, presenti solo qui e nei Balcani, che possono raggiungere i 40 metri di altezza e arrivare a 900 anni di vita. In particolare, dal santuario della Madonna del Pollino basta proseguire su sentiero verso sud per raggiungere la vetta del Monte Pollino vero e proprio, che a 2248 metri è sita esattamente al confine fra Basilicata e Calabria. Il santuario stesso rappresenta del resto il punto di partenza ideale per le escursioni anche sulle altre vette più alte del Parco del Pollino: Serra di Crispo (2053 m), Serra delle Ciavole (2127 m), Serra del Prete (2181 m) e Serra Dolcedorme (2267 m).

Infine, i musei: piccoli e interessanti, in quanto utili a comprendere usi e costumi locali ormnai scomparsi, ma purtroppo non sempre tutti aperti. A San Severino Lucano si trova un Museo della civiltà contadina, realizzato dal professor Tommaso Dattoli all'ingresso del paese con circa 1500 antichi utensili e manufatti contadini. Nella frazione di Mezzana ci sono invece un Museo della civiltà artigiana (dove sono riprodotti l'angolo del calzolaio, del sarto, del falegname e del contadino) e il Museo-laboratorio della fauna minore del Pollino, che ha belle collezioni di artropodi e soprattutto di farfalle diurne del Parco. Va citato anche il Mulino Iannarelli, ricavato da una struttura del 1745, un tempo proprietà del principe Sanseverino di Bisignano e poi comprata nell’800 dal capitano della guardia mobile Gennaro Iannarelli, l’edificio fu ampliato aggiungendovi una segheria idraulica e una gualchiera, un macchinario di epoca preindustriale, usato per lo più nella manifattura laniera, ma anche nell'industria della carta. Oggi, ben ristrutturato, il Mulino Iannarelli ospita un ristorante tipico e una struttura ricettiva.

Testo di Roberto Copello; per le foto, si ringraziano Comune, Basilicata Turistica, Mulino Iannarelli, Umberto Genovese/Wikipedia (statua della Madonna)

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