Dino, Laura, la Grande Muraglia della Val Roia e il vino che nasce dalla roccia

Ad Airole, borgo Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, la storia di un sogno fatto di uva, fatica e rispetto della natura

Anche la Liguria ha la sua piccola Grande Muraglia. Occupa l’intero versante della montagna che sovrasta Airole, borgo dell’entroterra di Imperia certificato con la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, ed è formata da un’impressionante catena di muretti a secco, realizzati a mano con pietra colombina, che si sviluppa su quasi 80 chilometri quadrati.

Veduta aerea dell’azienda viti vinicola A Trincea (Foto Fabio Bertà)

Sui terrazzamenti ricavati dalle pendici rocciose scavate dal torrente Roia, Dino Masala, a partire dal 2000, ha dato forma al suo sogno: un’azienda viti-vinicola che produce vino come si faceva nell’antichità, utilizzando due soli ingredienti: uva e fatica. È nata così A Trincea, azienda agricola che produce il Roccese, vino con quasi 1.000 anni di tradizione, che letteralmente cresce tra le rocce, e l’olio extravergine con olive taggiasche.

Dino Masala sui terrazzamenti di A Trincea sopra Airole in Val Roia (Foto Graziano Biancheri)

«Quando abbiamo iniziato, vent’anni fa – racconta la figlia di Dino, Laura Masala – la montagna era ricoperta dal bosco. C’era solo una piccola parte con i resti di un antico vitigno. Mio padre, con l’aiuto della famiglia, ha ripulito il bosco e ricostruito a mano tutti i terrazzamenti utilizzando solo pietra locale. Un lavoro enorme, al quale è seguito poi quello dei vigneti». L’azienda ora produce circa 30mila bottiglie di Roccese: una produzione di nicchia che punta tutto sul rispetto della natura. «Non usiamo alcun tipo di prodotto sui nostri vitigni – spiega con orgoglio Laura – né pesticidi, né fertilizzanti chimici. Il terreno viene trattato solo con lo sterco di cavallo che viene mischiato al terreno». Anche l’acqua che alimenta i filari è solo quella che regala la natura, non esistendo un impianto di irrigazione. Per permettere alle piante di assorbire tutta l’umidità possibile, soprattutto nella stagione calda, il terreno viene continuamente rivoltato. Ma la fede nei metodi arcaici di lavorazione si spinge fino alla potatura delle radici per eliminare i parassiti e permettere la loro crescita solo in profondità, nel cuore delle rocce.

I vigneti di A Trincea (Foto Graziano Biancheri)

Un sistema che ha dato risultati visibili a tutti: uno spettacolare anfiteatro di pietra che accarezza la montagna e la modella. Un lavoro, quello della famiglia Masala, che non si pone in competizione con la natura ma piuttosto la asseconda, con piena fiducia nelle sue capacità di autoregolarsi. Negli anni lo scenario si è così arricchito di tante specie che tra i muretti e i filari di vite hanno trovato una nuova casa. Capita così che la raccolta dei grappoli avvenga sotto l’occhio di pernici, falchi, aquile, o che il silenzio della notte sia interrotto dal richiamo dei gufi e delle civette, o che tra le pietre dei terrazzamenti si scorgano ancora le ormai rare lucertole ocellate. E insieme agli animali fanno da cornice allo scenario di questa agricoltura eroica, le erbe officinali, timo, rosmarino, lentisco, che crescono spontaneamente e conferiscono all’uva, e al vino, i suoi caratteristici aromi e profumi. «Ci impegniamo a rispettare l’ambiente per mantenere il sistema in equilibrio, vogliamo che tutto resti il più naturale possibile – dice ancora Laura – Quello che produciamo, vino e olio, non ha niente di artificiale. Spesso a prezzo di cattivi raccolti. Anche gli olivi, che lasciamo senza alcun trattamento, capita a volte che non diano abbastanza frutti».

Uno scorcio dei vigneti di A Trincea (Foto Graziano Biancheri)

Ecco quindi che lo stesso nome scelto da Dino Masala vent’anni fa per la sua azienda, A Trincea, assume un significato nuovo. In origine scelse la denominazione perché sulla parte alta della montagna c’era, appunto, una vecchia trincea, parte di quel sistema difensivo che aveva nel Colle di Tenda (circa 50 chilometri più a nord) il suo avamposto e che i partigiani della Brigata Luigi Cascione usarono durante la guerra di Liberazione; le scelte radicali di coltivazione di Masala ne hanno però fatto una trincea diversa: un luogo dove si resiste all’invadenza della chimica e della viticoltura “industriale”, dove si combatte per mantenere viva una tradizione millenaria. E passeggiando tra i filari, tra camminamenti in legno e i ricoveri in pietra dove capita di dividere la vista del panorama con qualche capra, la storia di fatica e rispetto per la natura si avverte tutta.

Veduta di Airole, in Val Roia, nell’entroterra di Imperia

Un impegno, quello dei Masala e della loro Trincea, che ha dato nuovo lustro all’antico borgo di Airole, una manciata di case arrampicate sotto la montagna, l’unico centro abitato (insieme a Olivetta San Michele) della Val Roia italiana, che ormai da oltre dieci anni ha la sua cattedrale naturale, fatta di pietre tagliate, trasportate e posizionate a mano, filari viti e ulivi. Un gigante discreto adagiato sulla montagna che veglia sui piccoli carrugi del centro e sulla piazza della “pila”, la piccola fontana di fronte alla cinquecentesca chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, dove si può gustare qualche specialità della zona accompagnata dal vino che nasce dal cuore della roccia.

Per maggiori sui prodotti di A Trincea o per pernottare in una delle stanze a disposizione dei visitatori si può consultare il sito dell’azienda o la pagina Facebook.

Puoi supportare Dino, Laura e altri produttori di eccellenze di Airole con un acquisto, portando il borgo direttamente a casa tua! Scopri di più cliccando qui

PUÒ INTERESSARTI ANCHE:
Scopri di più su Airole e sul perchè è Bandiera Arancione del Touring Club Italiano

Testo: Luca Tavecchio