Giuseppe, la famiglia Scalise e le creazioni in legno de il Cagno

Gli alberi della Sila prendono vita a Taverna, borgo Bandiera Arancione del Touring Club Italiano

Alle porte della Piccola Sila, superando i tornanti che si arrampicano per le valli selvagge dei fiumi Tacina e Soleo, arrivati a Taverna, borgo certificato Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, può capitare di imbattersi in strane creature di legno: possono essere animali, ma anche enigmatici personaggi dalla lunga barba o semplici volti che affiorano dalla superficie dei tronchi. Sono le creazioni della famiglia Scalise, che da circa vent’anni prende le essenze della zona, castagni, aranci, cipressi, pini, faggi e le trasforma in opere d’arte. Una passione che è diventata impresa grazie ad Angelo, che intorno al 2000 ha trasformato il suo hobby ne Il Cagno (il nome deriva dal dialetto calabrese: il “cagno” è il nodo del legno), un’azienda che, appunto, realizza manufatti artigianali in legno, dalle grandi sculture ai piccoli soprammobili, dagli orologi ai mobili.

Può essere il paziente lavoro con le sgorbie, scandito dal suono ritmico dei colpi di martello, o la velocità “espressionista” della motosega e il suo rombo, o ancora il gesto sapiente, da miniaturista, del pirografo: diversi approcci alla materia ma uguale amore per il legno e le sue possibilità espressive. «Tutto è iniziato circa vent’anni fa – racconta Giuseppe Scalise, figlio di Angelo – Mio padre, che faceva tutt’altro lavoro, aveva la grande passione del legno e quando aveva un momento libero ci si dedicava sempre, soprattutto realizzando mobili o piccoli oggetti per a casa. I suoi lavori venivano apprezzati sempre più e l’hobby è diventato qualcosa di più importante. È nata così l’idea di creare un’azienda che si occupasse della lavorazione artigianale del legno. Prima sono nati i mobili e gli oggetti, poi, con l’arrivo mio, delle mie sorelle e della mia fidanzata, la produzione si è orientata più verso il lato artistico».

Così, affianco alla produzione tradizionale sono arrivate le sculture e la pirografia, tecnica di incisione attraverso un ferro arroventato. «Io e la mia fidanzata siamo architetti, appassionati di design e abbiamo cercato di portare una visione più moderna nella produzione, allargando un po’ la gamma dei nostri manufatti».

Studiando le tecniche di lavorazione e la loro evoluzione è arrivato così anche il “Chainsaw Carving”, l’arte di modellare i tronchi attraverso la motosega. Una pratica nata negli ani 50 negli Stati Uniti ma che ormai si è diffusa in tutto il mondo, arrivando anche alle pendici della Sila. «Solitamente – spiega Giuseppe – si parte da grossi ciocchi, i quali vengono lavorati velocemente per abbozzarne la forma, per poi passare al lavoro di finitura attraverso perforatrici e smerigliatrice. È un modo diverso di lavorare il legno meno preciso forse dello scalpello, ma più diretto e istintivo. Non c’è tutto il paziente lavoro di modellazione del legno un piccolo pezzo per volta come con gli strumenti tradizionali, ma la forma prende corpo in maniera più veloce, più immediata». Tanto che la lavorazione con questo tipo di tecnica può diventare una sorta di performance, durante la quale l’artista si esibisce insieme al suo strumento e al legno che ha scelto. «Siamo anche una sorta di compagnia itinerante, ci chiamano da diverse parti per delle dimostrazioni dal vivo – dice Giuseppe – che sono sempre molto partecipate, dagli adulti così come dai bambini. Non siamo in molti in Italia a praticare questa arte e così nella zona siamo diventati piuttosto celebri. Ci chiamano “quelli dei lupi”».

Può essere la motosega, lo scalpello o il pirografo, il legame con il territorio resta sempre fortissimo. E la Sila, nell’enorme patrimonio di bellezze che custodisce, ne ha una che la caratterizza da secoli: il lupo. Un animale temuto e rispettato, che tra le montagne calabresi ha trovato un habitat favorevole, tanto che – nonostante la difficile convivenza con l’uomo e le sue attività – la popolazione locale di lupi conta decine di esemplari. Naturale quindi che il lupo sia diventato anche uno dei soggetti più richiesti per gli artisti de Il Cagno.

Affianco al lupo ci sono poi altri animali, tipici dei boschi e delle foreste silane, ma anche più “esotici” come il leone. Dalla magia degli ambienti delle montagne calabresi arrivano inoltre le immagini di vita e lavoro tipiche della zona, oppure gli elfi, creature che popolano il sottobosco a tutte le latitudini. Ma il campionario dei soggetti che Il Cagno tratta e fa scaturire dal legno è vastissimo. Spesso è lo stesso tronco a “parlare”, a suggerire la forma che cela tra le sue nervature. «Ci lasciamo ispirare dalla materia stessa, dai colori e dai profumi dei nostri alberi e dalla magia delle nostre montagne. Il legno non è più solo materia da plasmare, ma vero e proprio protagonista».

L’amore per il legno ha portato la famiglia Scalise a cimentarsi anche con altre tecniche, come la pirografia e la tornitura. Con il pirografo, lavoro d’incisione gentile che si adatta in maniere ideale alle venature e ai nodi del legno, vengono realizzati “dipinti” sulle tavole grezze. Anche qui i lupi sono grandi protagonisti, ma insieme al simbolo della Sila, ci sono immagini sacre, ritratti, paesaggi nati dalla fantasia e l’estro delle donne di famiglia, Annalisa, Paola e Letizia. Dal tornio nascono invece vasi, ciotole, candelieri, mortai e piccoli oggetti che permettono di portarsi a casa un piccolo pezzo della Calabria più autentica.

Per farsi un’idea della sterminata produzione de Il Cagno e contattare la famiglia Scalise per lavori “su misura” si può visitare il loro sito o la pagina Facebook.

Puoi supportare Giuseppe e altri produttori di eccellenze di Taverna con un acquisto, portando il borgo direttamente a casa tua! Scopri di più cliccando qui

PUÒ INTERESSARTI ANCHE:
Scopri di più su Taverna e sul perchè è Bandiera Arancione del Touring Club Italiano
Che cosa vedere a Taverna
Che cosa mangiare a Taverna
La natura per tutti: a Taverna, un centro di eccellenza nella Sila
I dintorni di Taverna: Villaggio Mancuso

Testo: Luca Tavecchio - Foto: Il Cagno