I prodotti tipici di Morano Calabro

Formaggi, salumi, funghi. Ma anche una varietà insolita di lavanda

I piatti tipici di Morano Calabro? Sono quelli della Calabria settentrionale, e in particolare di questa parte di montagna ai confini con la Basilicata. I piatti di pasta, tradizionalmente ancora fatta a mano, comprendono i cavateddri (una specie di gnocchi), i rascateddri (maccheroni con sugo di salsiccia) e le lagane (tagliolini con fagioli o ceci). Piatto tipico di Morano, anche se qui siamo lontani dal mare, è lo stoccu e patati, stoccafisso presentato con patate 'mbilacchiate (cioè attaccate, ovviamente alla padella, colorandosi di marroncino senza bruciarsi) e cancareddri cruschi, ovvero peperoni secchi, quelli che spesso si vedono appesi a seccare alle finestre, in colorate reste.

Onnipresenti sono poi gli insaccati di maiale, generosamente arricchiti di peperoncino, e i formaggi. Ben organizzata la filiera della lavorazione del latte, specie di pecora della zona: tra i prodotti più genuini c'è infatti il “pecorino di Morano”. Un dolce tipico natalizio sono invece i cannaritoli o cannarituli, a forma di piccoli cannoli e ricoperti di miele.

Sull'idilliaco altopiano di Campotenese, oltre a un consorzio per la produzione di funghi, c'è una delle eccellenze della zootecnia calabrese, una moderna azienda per la produzione di latticini, formaggi, carni e salumi, con caseificio, allevamento di bovini e dei suini. Tra i formaggi, da segnalare il Moretto del Pollino, il caciocavallo (stagionato o affumicato), il canestrato, il burrino, le ricotte e le mozzarelle. Fra i salumi (molti dei quali arricchiti dalla pregiata paprika DOP di Senise, un felice connubio calabro-lucano) ci sono capocollo, prosciutto crudo, filetto, salsiccia e soppressata.

E sempre a Campotenese dal 2007 una coppia di coniugi del luogo ha fondato il Parco della Lavanda, avviando una coltivazione di Loricanda, come è stata ribattezzata una rara specie autoctona di Lavanda Loricata, che cresce spontanea nelle pietraie del Parco Nazionale del Pollino tra i 900 e i 1700 metri: il nome Loricanda intende stabilire un legame di tenacità, nonché di resistenza alle avversità anche climatiche, fra la lavanda e il contorto pino loricato, emblema del Parco del Pollino. Da una ricerca tra gli anziani del posto, era emerso che fino a metà del XX secolo la raccolta della lavanda spontanea era fonte di reddito per le popolazioni locali: raccolta con la falce era portata presso una fontana dove in parte veniva “cotta” (distillata) e in parte venduta direttamente a industrie farmaceutiche del Nord. In seguito ai rimboschimenti degli anni 50/60 era quasi scomparsa.

Da qui l’idea di provare a preservare una lavanda vera, che rischiava di scomparire. Otto piantine, utilizzate per la selezione, sono state raccolte nel parco del Pollino in aree esposte a sud, scegliendole tra le più vigorose, a un'altezza sul mare tra 1600 e 1700 metri. Queste piantine sono state consegnate al Cnr dove sono stati selezionati i tre “capostipiti” con le caratteristiche migliori per ottenere nuove piantine che, moltiplicate in vitro, mantengono tutte le caratteristiche genetiche. La Loricanda, più piccola rispetto alla lavanda più nota (è alta al massimo 40 cm) si è rilevata un ottimo prodotto per la farmacopea e la cosmesi. La coltivazione in pieno campo nella Piana di Campotenese, a circa 1.100 metri sul mare, ha consentito di far nascere il Parco della lavanda, un progetto agricolo che comprende anche un affascinante e colorato Giardino delle lavande, piacevole per gli occhi come per l'olfatto.

Testo di Roberto Copello; per le foto, si ringrazia parcodellalavanda.it. 

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