Il giovane Pietro, la Vecchia Distilleria e l’acqua di fiori di arancio amaro: il recupero di un'eccellenza quasi estinta

A Vallebona, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano nell'entroterra imperiese, la storia di un giovane intraprendente che salva e rilancia un prodotto unico e di qualità che stava scomparendo

In Liguria, da qualche anno si è ripreso a produrre un aroma che ha qualcosa di magico. Si tratta dell’acqua di fiori di arancio amaro, un’essenza molto profumata, rilassante all’olfatto e usata per impreziosire dolci come le bugie e impasti per le torte e creme e noto nei secoli anche per le sue proprietà curative. Questo prodotto è tipico di Vallebona, borgo Bandiera Arancione del Touring Club Italiano nell'entroterra imperiese.

Un clima particolarmente favorevole e un’ottima esposizione al riparo del freddo, hanno fatto della valle di Vallebona uno dei posti storici della produzione dell’arancio amaro.

La produzione di questa specialità artigianale, però, negli ultimi decenni ha rischiato di estinguersi del tutto. Dagli anni cinquanta in poi, infatti, lo sviluppo dell’industria chimica e la nascita di aromi ed essenze artificiali a prezzi molto bassi ha messo in crisi l’arte della distillazione rendendo poco remunerativa la raccolta dei fiori di arancio amaro. Anche in una regione come la Liguria, dove gli aranceti erano i padroni assoluti dei terrazzamenti.

A Vallebona l’acqua di fiori di arancio è stata da sempre un ingrediente fondamentale per i prodotti dolciari ed ogni famiglia custodisce gelosamente la propria ricetta. Fino a qualche generazione fa, tutti nella valle avevano almeno un parente che nei primi venti giorni di maggio partecipava alla raccolta di questi straordinari fiori bianchi. Dagli alberi venivano staccati solo quelli appena aperti che, una volta deposti su teli di stoffa, venivano fatti asciugare e poi delicatamente portati a distillare prima che facesse troppo caldo. La raccolta veniva fatta principalmente da donne e ragazze che grazie a mani più piccole rispetto agli uomini riuscivano a svolgere al meglio questo delicato lavoro. In quegli anni, la distillazione avveniva all’interno di alambicchi di rame in cui il fiore entrava direttamente in contatto con l’acqua bollente, liberando la sua essenza. Oggi il procedimento è più delicato e sfrutta il vapore acqueo.

Le distillerie in Vallebona per molti anni sono rimaste chiuse e con loro, pian piano, sono andati scomparendo anche gli aranceti che decoravano i terrazzamenti della zona. Nel 1985, a causa di una gelata, anche tutte le piante vennero perse, eccetto due esemplari. Ma questa centenaria tradizione non è andata perduta: nel 2004 il giovane Pietro Guglielmi ha deciso di riaprire la storica distilleria di famiglia (La Vecchia Distilleria, piazza Libertà) fondata nel 1856, che dopo oltre un secolo di attività, nel 1963 aveva chiuso. Pietro per prima cosa ha reimpiantato sui terreni gli aranci amari ed è riuscito in pochi anni a far crescere oltre 150 piante, fino ad arrivare alle attuali 300. Nel solco di questa iniziativa, nel 2012, l’acqua di fior d’arancio amaro, è stato riconosciuto presidio Slow Food: anche grazie a questo riconoscimento, sempre più persone hanno riscoperto i sapori e i profumi della loro infanzia, riproducendo le ricette delle nonne e convertendosi a un prodotto completamente naturale. Con la sua caparbietà, il lavoro e gli insegnamenti dei progenitori, Pietro è riuscito a salvaguardare un patrimonio etnoantropologico e a farlo diventare specificità culturale, ambientale e sociale.

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