Le pajarole, tradizione di Acquaviva Picena

I segreti dei cesti di paglia e salice, da tempo immemore fabbricati nel borgo

Le antiche tradizioni artigianali sono a rischio un po' ovunque, ma non ad Acquaviva Picena, dove è gelosamente perpetuata una produzione che ha origini medievali e della quale il borgo marchigiano va giustamente orgoglioso: le pajarole, ovvero i cesti di paglia e salice intrecciati ingegnosamente. A forma di tronco di cono rovesciato, erano utilizzate dai contadini di un tempo per trasportare sulla testa fino a venti chili di granaglie e legumi appena raccolti. Solo in seguito furono sviluppati altri cestini per un'infinità di usi differenti, persino come culla per i neonati, e ai giorni nostri si è arrivati addirittura a realizzare gioielli, composti da paglia e fili d’oro.

Ancora adesso, d'estate, chi sale ad Acquaviva nelle sere estive può assistere allo “spettacolo” (perché in certo senso tale è) delle anziane donne del paese che sedute davanti a casa lavorano pazientemente la paglia con un semplice punteruolo, qualche volta vestite con il costume tipico del borgo: camicia con i pizzi bianchi, lunga gonna a fiori, grembiule nero. Un lavoro, quello delle pajarolare, che alle spalle ha la lunga preparazione sia dei vimini (rami lasciati a germogliare in acqua dopo la potatura dei salici, in modo di ammorbidirli e consentirne la divisione con il coltello) sia degli steli di paglia, raccolta in fasci dopo la mietitura del grano e poi lasciata a essiccare. Fra l'altro, il Comune di Acquaviva s'è impegnato a sostenere l'artigianato delle pajarole, facendo piantare sia piante di salice (che stavano sparendo) sia tipi di grano alti, quali la Solima e l’Avanziotto, i più adatti a fornire, dopo la mietitura, la paglia necessaria per l’intreccio.

Ma la lavorazione della paglia, cui un tempo si dedicavano tutte le donne del paese, sopravvive oggi soprattutto grazie all’Associazione Terraviva, formata da signore del posto che continuano a realizzare i cesti e che tengono corsi per insegnare l'arte alle nuove generazioni. Anima del progetto è un insegnante delle scuole locali, la prof. Rinuccia Napoletani, che già anni fa ha ideato e realizzato il Museo della Pajarola, a lungo ospitato nel mastio della Rocca e che dal 2017 è collocato nella sede stessa dell'Associazione Terraviva, in via del Cavaliere 50 (orari lun 9/12 – 15/17, mer e gio 15/17, sab e dom su prenotazione al tel. 347.0461759).

Testo di Roberto Copello

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