PATRIZIA E LE SUE CERAMICHE ARTISTICHE TRA I VICOLI DI ZUNGOLI

Come dare forma concreta (e artistica) alla propria passione, in questo borgo Bandiera Arancione al confine tra Campania e Puglia

Questo articolo vuole raccontare le bellezze, le caratteristiche tipiche, le storie e le esperienze che è possibile vivere in questo borgo Bandiera Arancione. In un momento di incertezza e di crescente emergenza sanitaria che costringe tutti a una maggiore prudenza e cautela, vuole ispirare il lettore, far conoscere le eccellenze dei piccoli borghi e permettere di arricchire la propria "lista dei desideri" fornendo spunti e suggestioni che potrà poi andare a scoprire di persona non appena possibile.

Passeggiando tra le strette vie di Zungoli, sia nella bella stagione sia in autunno, si rimane sempre affascinati dalle scalinate di pietra, dalle vie acciottolate, dal tempo che qui sembra essersi fermato. In questo borgo Bandiera Arancione del Touring Club Italiano si può anche andare ad ammirare le ceramiche e gli oggetti unici, decorati a mano da Patrizia, che qui ha stabilito il suo laboratorio e di cui vi raccontiamo la storia.

«Questo paese è difficile, isolato, non c’è granché da fare. Ma qui ho trovato l’amore e qui ho deciso di lavorare per dare forma concreta alla mia passione per l’arte». Patrizia Raduazzo parla dal suo laboratorio che si affaccia sulle vie di pietra antica di Zungoli, borgo di origine romana Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, arroccato su un colle da cui si domina la valle Ufita, al confine tra Campania e Puglia, quasi a metà strada tra Napoli e Foggia. Una manciata di case intorno al castello di origine normanna, a 800 metri di quota, in mezzo alle quali Patrizia realizza le sue ceramiche, oggetti unici, decorati a mano, seguendo l’ispirazione o le richieste dei clienti.

«Ho sempre avuto “il pallino” del disegno, fin da quando ero bambina - racconta Patrizia - E il disegno mi ha poi accompagnato per tutta la vita. Alle superiori ho frequentato l’istituto d’arte grafica e poi, a Roma, l’accademia di Belle arti. L’arte era sempre con me, anche se ai tempi non c’entrava con quello che poi avrei fatto nella vita. Alle superiori infatti l’indirizzo era fotografico e pubblicitario, mentre all’Accademia scelsi scenografia, assecondando la mia passione per il teatro». E fu  proprio nelle aule dello storico palazzo dell’Accademia di via Ripetta a Roma, a due passi dall’Ara Pacis e dal Mausoleo d’Augusto, che Patrizia scoprì una delle sue eroine: Artemisia Gentileschi. Talmente grande fu l’infatuazione per una delle più importanti figure – non solo femminili – dell’arte italiana, che le pagine Facebook e Instagram del laboratorio portano anche il suo nome. «In paese qualcuno, un po’ scherzando, mi chiama Artemisia. Per me è una figura importantissima. Io mi reputo una femminista e Artemisia è stata anche una grande femminista. Vittima di violenza, per la quale ha affrontato un penoso processo, ma anche capace di affermarsi in un mondo completamente maschile». E, chissà, forse la grande determinazione di Artemisia è stata d’esempio anche per Patrizia che ha deciso di inseguire la sua arte in un piccolo paese dell’appennino campano con poco più di mille abitanti. Un borgo magico ma anche difficile, tanto che, nel 2018, il Comune per trovare nuovi residenti decise di mettere in vendita alcune case storiche alla cifra simbolica di un euro. Patrizia e il suo laboratorio resistono, tra i vicoli di Zungoli, dal 2004, nonostante le difficoltà dei collegamenti, sia telefonici che stradali. Del resto, Artemisia ha dovuto superare ben altro che una rete 4G capricciosa. «Sono sedici anni che lavoro qui, questa è la mia casa, nonostante i sui difetti».

Ma com’è nato il salto dal disegno sulla carta o sulla tela a quello sulla ceramica? «Dopo la scuola ero indecisa e, casualmente, un amico di Ariano Irpino che aveva un laboratorio di ceramiche mi chiese se mi interessava vedere come funzionava. Da lì è nato tutto. Decorare la ceramica, vederla trasformarsi da materia grezza, in cui vive ancora la terra, a oggetto raffinato e lucente, che magari ha un posto d’onore nelle case delle persone, è diventata una passione. Nonostante i tanti anni di scuole artistiche, la formazione per la ceramica l’ho ricevuta sul campo, direttamente in laboratorio, guardando come si fa, come si combinano i colori, come reagiscono alla cottura. Osservando i gesti di chi lo faceva di professione e poi ho studiato tanto da autodidatta». Dopo gli anni di “apprendistato” ad Ariano, è arrivata l’occasione, legata anche a motivi sentimentali, di trasferirsi a Zungoli. Un bel salto da uno dei centri più importanti dell’Irpinia, alla piccola, isolata Zungoli. Un salto però accompagnato, oltreché dall’amore, anche dall’arte. «È stata una scommessa aprire il laboratorio, ma sedici anni dopo sono ancora qui, segno che qualcosa di buono ho fatto».

Il campionario degli oggetti che escono dal suo regno è davvero infinito: dai piatti alle bomboniere, dalle piastrelle decorative alle tazze, fino alle lampade e i soprammobili. Anche le tecniche variano a seconda del pezzo che sta realizzando, si va da uno stile minimale con piccoli motivi incisi sulla maiolica bianca fino alle esplosioni di forme e colori che riprendono lo stile tradizionale tipico delle ceramiche di Vietri. «Ultimamente mi piace molto l’incisione, realizzo dei vasetti o dei piccoli portaoggetti bianchi con motivi floreali o una farfalla stilizzata. Ma utilizzo molte tecniche diverse, dipende tutto da quello che mi viene richiesto. Ora sto anche approfondendo il raku, la tecnica di origine giapponese che prevede di riscaldare rapidamente e poi raffreddare subito la ceramica: crea degli effetti molto interessanti».
La rapidità invece non pare essere proprio di casa a Radu Art, visto che il processo di cottura a 950 gradi e il successivo raffreddamento dei pezzi dura quasi due giorni, oltre, naturalmente al tempo che serve per il disegno e la colorazione. Ma ai clienti di Patrizia, evidentemente, il tempo non manca e infatti le sue ceramiche sono arrivate in mezzo mondo. Potere di internet ma anche del passaparola tradizionale. Perché, nonostante la sua natura un po’ schiva, a Zungoli i turisti arrivano, magari solo per una giornata, per vedere le sua vecchie case aggrappate alla collina o provare le sue specialità, come il Caciomolara (il caciocavallo tipico di Zungoli, stagionato nelle grotte scavate nel tufo). «Turisti ne vengono, soprattutto ad agosto ne passano parecchi. Grazie a loro e alle pagine Facebook e Instagram, ci sono miei lavori negli Stati Uniti, in Australia, a Londra e in Turchia». E anche ai turisti è dedicata l’attività “parallela” di Radu Art, quella didattica. «Da qualche anno faccio laboratori di manipolazione della creta e di decorazione sia con i bambini sia con gli adulti e ultimamente anche con i turisti. Sono esperienze che arricchiscono loro ma soprattutto danno una grande soddisfazione a me».

Per vedere le tante creazioni di Patrizia e acquistarle si può visitare la pagina Facebook del suo laboratorio.

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Testo: Luca Tavecchio  - Foto: RaduArt