A San Ginesio Valentina e la sua Est Locanda, la creatività per superare il terremoto (e il coronavirus)

Lo studio, i figli e la passione per il borgo (Bandiera Arancione del Tci) e il suo territorio: l'Italia del futuro riparte da qui

3.700 abitanti e cento chiese, San Ginesio è un piccolo gioiello medievale nel cuore delle Marche. Lo si raggiunge lungo una strada suggestiva che risale la valle del Chienti per andare dal Conero ai Sibillini, fino al Gran Sasso. Una volta arrivati ci si stropiccia gli occhi tanto emoziona il panorama sui Sibillini. 

“Forse è meglio che non dica dove mi trovo ora, non vorrei generare invidie. Sono in casa come tutti in questi giorni sacrificati al coronavirus, ma dal mio terrazzo posso almeno vedere colline e montagne”. 

Valentina è la dimostrazione che si possono affrontare anche i momenti più bui rilanciando, spingendosi oltre le ansie e i problemi con creatività, passione e una buona dose di intraprendenza. 

Tre figli, un dottorato di ricerca, una attività giornalistica e il lavoro di insegnante sono impegni quasi totalizzanti. Ma tra le due scosse di terremoto che il 24 agosto e il 30 ottobre 2016 hanno devastato il territorio marchigiano, Valentina Polci reagisce così, acquista una casa nel centro storico di San Ginesio, la ristruttura e a giugno della scorsa estate inaugura Est Locanda, l’unica struttura ricettiva del centro storico del borgo Bandiera Arancione del Touring Club Italiano

“L’Est Locanda nasce dopo il terremoto del 2016 perché nel centro storico di San Ginesio tutte le strutture ricettive erano inagibili, chiuse. Ho pensato a cosa potessi fare per contribuire a far resistere e a rilanciare la bellezza che abbiamo ereditato, dalla natura e dal nostro passato. Un luogo per l’ospitalità, con una finestra sulle mura castellane affacciata sui monti Sibillini, mi è sembrata una buona risposta al periodo terribile che avevamo passato”.

Valentina Polci e la sua Est Locanda

In un momento in cui le periferie d’Italia si stanno svuotando per affollare le città, la tua storia segue una corrente opposta. Stai investendo molto in un borgo dell’entroterra italiano che purché splendido, si lega a un immaginario meno dinamico. È realistico pensarla così? 

L’ospitalità è un sentiero nuovo nella mia vita professionale, e offre molti spunti. Faccio parte della generazione che il lavoro se lo deve continuamente inventare e in cui la formazione dura davvero tutta una vita. Sono dottore di ricerca in Comunicazione, docente a contratto dell’Università di Macerata, giornalista, insegnante, studiosa di Dolores Prato e impegnata nel recupero del patrimonio inedito della scrittrice, ma mi sono appena iscritta a un Master dell’Università di Camerino sulle aree interne e le strategie di sviluppo post eventi catastrofici perché vorrei essere parte del processo di rigenerazione dei nostri territori dopo il sisma!". 

L'affaccio della Est Locanda sulle Mura castellane di San Ginesio

Nelle Marche avete vissuto e state vivendo ancora la tragedia di un terremoto e la fatica di una rinascita. Ora viviamo tutti le sensazioni dell’isolamento e della chiusura. Come vivi questo momento anche rispetto al terremoto. Come vedi il tuo futuro e quello del borgo? 

“Le riflessioni scaturite in questi giorni di Coronavirus sono state molte, anche di rabbia. Quando ho visto masse di persone in fuga dalla zona rossa ho subito pensato che noi terremotati, al contrario, da tre anni e mezzo difendiamo le nostre zone rosse con le unghie e con i denti. Il nostro attaccamento ai nostri luoghi è ciò che ha permesso la famosa “resilienza” dell’entroterra. 

Quando poi, in pochi giorni, tutta l’Italia è diventata zona rossa, con le restrizioni alla libertà che conosciamo, invece che farci prendere dallo sconforto o dall’ansia, abbiamo pensato che stare nelle proprie case, al sicuro, con i servizi essenziali garantiti, è comunque una ricchezza: tre anni fa molti di noi non avevano più case, i negozi e gli uffici erano crollati, la sicurezza non esisteva in nessun luogo, neanche fra quattro mura. Dormivamo vestiti, con le valigie vicino alla porta, le luci accese. La paura non ci ha lasciati per molto tempo. Lottiamo ancora con burocrazia e ostacoli infiniti per riavere quello che avevamo. Scuole, teatri, chiese, palazzi, case. Purtroppo la nostra lotta, al contrario di adesso, non è mai stata una lotta di tutti. Ma ho ancora fiducia, e credo che ripartiremo più forti e con nuove consapevolezze. Siamo molto determinati, noi uomini e donne dell’entroterra.

La collegiata di San Lorenzo 

Pensi che ci sia margine per fermare la fuga verso le grandi città, che ci sia un futuro nel nostro entroterra?

"Credo, e studiosi e intellettuali molto più importanti di me lo confermano, che sia giunto il momento di invertire il senso di un immaginario che ha mostrato molte debolezze e più di un fallimento. La bellezza dei luoghi, il “paesaggio” a tutto tondo offerto dai nostri paesi sono una chiave importante per lo sviluppo di un mondo che segue un nuovo umanesimo. Valori antichi, modernità nel pensiero, nuove tecnologie, una vita più calma ma non per questo meno densa".

 

I sibillini dalla Est Locanda

Vivere a San Ginesio, nei piccoli borghi, può permettere tutto questo. Non parlo di vita bucolica o fuori dal tempo, ma di vita assolutamente in linea con la contemporaneità, e più conforme alla dimensione umana. Fondamentale, però, è che la politica comprenda tutto questo e non tolga, ma anzi potenzi, i servizi in queste realtà. La vita a San Ginesio va meno di corsa, perché ogni posto si raggiunge senza traffico e senza stress. Ci sono scuole dall’asilo fino ai Licei o alle Professionali, si svolge ogni tipo di professione, in mezz’ora massimo si arriva nelle città che offrono quello che manca. La quotidianità qui è come in altri luoghi, con in più dei panorami mozzafiato, tramonti spettacolari, e relazioni sociali importanti. Ci facciamo pochi selfie, ma postiamo continuamente scorci inattesi e la bellezza della Natura che a volte è davvero generosa". 

Alessia Marcuzzi e Rudi Zerbi con il Tci a San Ginesio

Mettiamo che io sia un tuo ospite, e molto ignaro… come presenteresti San Ginesio.

"San Ginesio è un castello medievale che offre ai viaggiatori ricchezza storico-artistica, una storia importante, personaggi del calibro di Alberico Gentili, uno dei padri fondatori del diritto internazionale. Le parole d’ordine sono bellezza, tradizioni, serenità, aria buona. In poco più di mezz’ora si è al mare e in montagna. Siamo uno dei Borghi più belli d’Italia e paese Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. San Ginesio è detto anche “il balcone dei Sibillini”. Diciamo che qui percepisce il senso della frase “ qualità della vita”.

Testo: Fabrizio Milanesi - Foto: Archivio Touring Club Italiano, pagina facebook "Est Locanda San Ginesio" e profilo facebook Valentina Polci