Sarnico, città del liberty

Il borgo Bandiera Arancione è una delle capitali del liberty italiano: ecco perchè e cosa poter ammirare passeggiando per il borgo

Questo articolo vuole raccontare le bellezze, le caratteristiche tipiche, le storie e le esperienze che è possibile vivere in questo borgo Bandiera Arancione. In un momento di incertezza e di crescente emergenza sanitaria che costringe tutti a una maggiore prudenza e cautela, vuole ispirare il lettore, far conoscere le eccellenze dei piccoli borghi e permettere di arricchire la propria "lista dei desideri" fornendo spunti e suggestioni che potrà poi andare a scoprire di persona non appena possibile.

Non si trovano solo medioevo e rinascimento, tra le vie e i vicoli dei borghi Bandiera Arancione. Per esempio: chi l'avrebbe mai detto che una discreta cittadina sulle sponde del lago d'Iseo rivelasse un cuore liberty così significativo da essere considerata una delle capitali dell'art nouveau in Italia? Siamo a Sarnico, quasi settemila abitanti in provincia di Bergamo, dove il fiume Oglio lascia il grande specchio d'acqua per inoltrarsi nella pianura. Qui un giovane architetto milanese diede il meglio di sé nei primi anni del Novecento: lui si chiamava Giuseppe Sommaruga, era nato nel 1867 e sarebbe morto a soli cinquant'anni nel 1917. Una passeggiata per le vie del borgo, fatta durante la bella stagione ma anche con i colori autunnali, è l'occasione perfetta per andare a scovare e ammirare alcuni esempi tra edifici e scorci suggestivi che lasciano intravedere capolavori liberty.

Era il florido, breve periodo dell'Art Nouveau italiana: quella felice espressione artistica che aveva spopolato in Francia e che nel nostro Paese trovò terreno fertile soprattutto nell'architettura (ma anche nelle arti applicate) sotto il nome di “floreale” o, meglio, di “liberty”. Sommaruga, a poco più di trent'anni, divenne in breve il caposcuola dell'architettura modernista: e balzò agli onori delle cronache per il meraviglioso palazzo Castiglioni a Milano, realizzato al numero 47 di corso Venezia tra il 1901 e il 1904 (e diventato famoso anche per via della vicenda delle due gigantesche figure femminili nude sopra l'ingresso, che furono rimosse a furor di popolo). Per tornare a Sarnico: nel 1907 Sommaruga fu chiamato a lavorare sul lago dalla famiglia Faccanoni, in particolare da tre fratelli nativi del luogo che avevano fatto fortuna con “grandi opere” - come le chiameremmo oggi – a Vienna e poi a Trieste. Gente distinta, elegante, colta, che aveva girato per l'Europa, si era stabilita a Milano e desiderava realizzare le proprie residenze di villeggiatura in riva al lago d'Iseo. E chi c'era di meglio, sul mercato, di Sommaruga, il protagonista indiscusso di quegli anni?

Il sodalizio – e, immaginiamo, l'amicizia - tra Sommaruga e i Faccanoni durò parecchi anni; a Sarnico furono realizzate tre ville e due altri edifici liberty. La prima struttura a venire alla luce fu la villa di Giuseppe Faccanoni, ricavata da una vecchia filanda (1907, via Vittorio Veneto 56), probabilmente il capolavoro dell'architetto, immersa oggi come allora in uno splendido parco tutto linee curve e niente angoli retti, con un bellissimo affaccio sul lago trasformato sempre da Sommaruga. L'architetto fu chiamato infatti anche a immergere la nuova costruzione in un paesaggio che ne facesse risaltare prospettive e forme – forme che sono effettivamente originalissime ed eclettiche: balconcini circolari d'angolo, finestre diverse l'una dall'altra, facciate asimmetriche, elementi decorativi da scoprire a ogni angolo. Oggi il proprietario è un omonimo del suo antenato: Giuseppe Tobias Faccanoni, presidente dell'Autorità di Bacino Lacuale dei Laghi d'Iseo Endine e Moro, è stato tra l'altro uno dei fautori della grande opera di Christo sul lago, qualche anno fa (ricordate i Floating Piers?).

Quasi contemporaneamente Sommaruga realizzò la villa di Pietro Faccanoni, ora Passeri (1907, viale Orgnieri 1); e poi ancora quella di Luigi Faccanoni, ora Surre (1912, via Predore 12), tra l'altro al momento proprietà del gruppo Tamoil e utilizzata come centro congressi. Nello stesso tempo l'architetto pensò anche al mausoleo della famiglia, posto nel cimitero di Sarnico e realizzato come una sorta di ziqqurat in bugnato ruvido e liscio: una struttura grandiosa e massiccia, configurata in modo da non perdersi sullo sfondo costituito dalle cave di pietra ricavate nelle montagne. E gli venne commissionato – da uno zio dei fratelli, Antonio - anche un asilo infantile, che tuttora ha conservato la facciata originaria (piazza Ss. Redentore). Tutti e cinque gli edifici sono squisitamente liberty: nel senso che rispondono agli stili e agli stilemi dell'arte di quel tempo, pur rimodellati nell'eclettismo di Sommaruga. Per esempio l'utilizzo degli elementi locali: sul lago d'Iseo l'architetto volle sfruttare le proprietà della pietra di Sarnico e di Credaro, mescolandole tuttavia con inserti di ceramiche, di cemento, di ferri.

Difficile ammirare da vicino gli edifici, per il visitatore, almeno per quanto riguarda le ville, tuttora proprietà privata e accessibili solo in occasione di eventi. Ma almeno qualche scorcio dall'esterno lo si può ottenere: ammirando per esempio le stupende cancellate in ferro battuto, così tipiche dello stile floreale. Sommaruga lavorò a lungo con un artigiano impareggiabile, un vero genio del settore: si chiamava Alessandro Mazzucotelli e realizzò alcune tra le opere in ferro battuto più belle di quegli anni, tra cui la recinzione della villa di Pietro e il cancello della villa di Giuseppe, con fiori e insetti catturati da stravaganti ragnatele (cercate la mosca, vera e propria cifra stilistica dell'artigiano-artista). Anche altri insigni artigiani diedero il loro contributo: per esempio l'ebanista Quarti e lo scultore e incisore Bazzaro. Un team di specialisti, come si direbbe oggi, che in pochi anni portò a Sarnico la modernità e la rese per sempre una delle capitali del liberty italiano.

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Articolo di Stefano Brambilla - Le foto sono tratte dalla pagina facebook Infopoint Basso Lago d'Iseo e Valcalepio